Aveva 31 anni Paolo Santandrea quando, l’11 aprile 1938, morì nell’ospedale internazionale di Mataró, in Catalogna. Nato a La Maddalena nel 1907, aveva scelto di combattere il franchismo arruolandosi nella Brigata Garibaldi. Probabilmente ferito durante la ritirata repubblicana da Caspe, fu sepolto nel cimitero dei Cappuccini. La sua sorte rimase a lungo sconosciuta alla famiglia, mentre la polizia fascista continuò a cercarlo fino al 1943. Soltanto successive ricerche permisero di ricostruirne gli ultimi giorni. È una delle vicende riportate alla luce durante la conferenza organizzata dall’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini, in collaborazione con il Comune, per il novantesimo anniversario dell’inizio della guerra civile spagnola, combattuta dal 1936 al 1939.

Dopo il saluto dell’assessore alla Cultura Michele Esposito, tre relatori hanno approfondito il contributo italiano e sardo alla difesa della Repubblica. Andrea Spicciarelli, direttore dell’Ufficio storico dell’ANVRG, ha ricostruito la nascita del battaglione Garibaldi, costituito nell’ottobre 1936 e successivamente trasformato in brigata internazionale. Comunisti, socialisti, anarchici e repubblicani combatterono fianco a fianco contro i franchisti. Tra gli episodi ricordati, la difesa di Madrid e la vittoria di Guadalajara. Un’esperienza che avrebbe formato anche protagonisti della Resistenza italiana. Lorenzo Di Biase, vicepresidente dell’ANPPIA Sardegna, ha illustrato la partecipazione dei volontari isolani, giunti in Spagna attraverso la Corsica, la Francia e la Tunisia. Tra loro il sardista Dino Giacobbe, che organizzò una batteria sarda. Antonello Tovo, socio AICVAS, ha invece ricostruito le vicende di cinque antifascisti legati alla Maddalena: Antonio Angelo Solinas, Francesco Anfossi, Bruno Arrighi, Antonio Cosu e Paolo Santandrea, suo prozio.

Nel corso dell’incontro è stato ricordato anche il ruolo della base navale maddalenina nelle operazioni dei sommergibili durante il conflitto. Dietro le vicende militari, storie di famiglie segnate da perdite e lunghe attese. Un patrimonio di memoria che Antonello Tedde, organizzatore della conferenza, auspica possa diventare oggetto di una pubblicazione, sostenuta da ulteriori approfondimenti storici.

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