Capo Testa, un tesoro archeologico tra terra e mare
Alte le aspettative per nuove scopertePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«La Baia di Santa Reparata e l’altra spiaggia della Colba, a cavallo dell’istmo, e tutta Capo Testa costituiscono un sito archeologico di straordinaria importanza». A sottolinearlo è stato Francesco Carrera, archeologo marino, intervenuto nei giorni scorsi in uno dei convegni organizzati a Santa Teresa Gallura dall’Area Marina Protetta di Capo Testa–Punta Falcone.
Le scoperte già effettuate, sia a terra sia a mare, rappresentano solo una parte del potenziale archeologico dell’area. Le aspettative per nuovi ritrovamenti, infatti, sono molto alte, ma sarebbe necessario finanziare ulteriori campagne di scavo. Tuttavia, osserva Carrera, «basterebbe un primo saggio e dopo il primo saggio sono più che sicuro che si troverebbero i fondi per continuare…».
Le attività in corso rientrano nel progetto Amphitrite, che vede la Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo impegnata in azioni di tutela, ricerca, catalogazione e valorizzazione del patrimonio archeologico sommerso all’interno di cinque Aree Marine Protette italiane, tra cui quella di Capo Testa–Punta Falcone. Dalle acque di Santa Teresa Gallura, e non solo, continuano così a emergere testimonianze di grande interesse storico.
In particolare, Carrera ha segnalato la presenza di una piccola necropoli, forse riconducibile ai primi cristiani condannati ai lavori forzati in epoca romana: «Probabilmente a Capo Testa venivano mandati i cristiani condannati ad metalla, che non riguardava solo le cave di metalli, quindi di ferro ecc., ma anche le cave di granito. Qui abbiamo trovato necropoli con gruppi molto poveri, ben distinti tra loro, che potrebbero essere riconducibili ai primi cristiani che qui, a Capo Testa, molto probabilmente hanno portato il cristianesimo in Sardegna. Sono forse i primi punti nei quali abbiamo questa diffusione e presenza di cristiani».
