È Francesco Feliziani, direttore dell’Ufficio scolastico regionale, il commissario incaricato dal ministero dell’Istruzione di procedere all’accorpamento di nove istituti scolastici in Sardegna: sarebbe toccato alla Regione, che però (come Emilia-Romagna, Toscane e Umbria) ha rifiutato. «Applicherò le linee guida, improntate al buonsenso: niente scuole-mostro», assicura Feliziani, ricordando che «una scuola non può avere meno di 400 alunni» e che nell’Isola esistono realtà «al limite dell’ingovernabilità». Il commissario richiama gli impegni assunti con il Pnrr: «Il dimensionamento è una condizione posta dall’Unione europea» e rassicura i sardi: «Nessun paese perderà le sue scuole, non ci saranno tagli occupazionali».

Critici i sindacati: Cgil, Cisl e Uil definiscono il commissariamento un atto grave e calato dall’alto, sottolineando che la dispersione scolastica nell’Isola raggiunge il 14,5%, dato che dovrebbe spingere a rafforzare il sistema educativo. La Cgil parla di scelta «gravissima» e lesiva dell’autonomia regionale; la Cisl chiede «un piano che tenga conto delle peculiarità del territorio»; la Uil definisce il provvedimento «inaccettabile» e fondato solo sui numeri.

Sul tema è intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, rivendicando la necessità di un’organizzazione scolastica differenziata: «Difendere le specificità della Sardegna non è uno scontro con lo Stato, ma tutela delle comunità e del diritto allo studio».

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