«Se non raggiungete gli obiettivi per eliminare il sovraffollamento nei pronto soccorso potremmo revocare l’incarico». Questo il tenore della lettera inviata nei giorni scorsi dal direttore generale dell’assessorato alla Sanità, Thomas Schael, ai manager della Asl della Sardegna. «Sì, ma cosa ha fatto l’assessorato per risolvere la situazione?»: a chiederselo è il sindacato dei medici Cimo-Fesmed, che prende posizione per bocca del presidente Luigi Mascia. L’intento non è assolvere i direttori generali, «perché è giusto pretendere risultati», ma le responsabilità devono essere individuate lungo tutta la catena decisionale, a cominciare da chi è chiamato a programmare e coordinare il sistema sanitario regionale». Quindi dall’assessore in giù, passando appunto per Schael. 

L’atteggiamento del Dg viene definito «sorprendente», visto che «sceglie la strada delle contestazioni e delle minacce di rimozione dei direttori generali, dando ampia risonanza mediatica alle proprie iniziative, mentre continua a mancare un confronto con le organizzazioni sindacali dei medici, che da tempo chiedono di essere ascoltate sulle criticità del sistema ospedaliero».

Prima di distribuire responsabilità e minacciare provvedimenti, secondo il sindacato che rappresenta i camici bianchi, «sarebbe opportuno che lo stesso direttore generale dell’assessorato spiegasse quali interventi siano stati concretamente realizzati per mettere le aziende nelle condizioni di raggiungere gli obiettivi richiesti».

C’è un elemento che merita particolare attenzione, secondo Mascia. La Giunta regionale ha approvato il piano  contro il sovraffollamento l’8 aprile scorso: il documento  riconosce espressamente che tra le cause della crisi c’è la significativa riduzione dei posti letto nell’area di Cagliari, con particolare riferimento agli ospedali Marino e Binaghi. Lo stesso documento disponeva la riattivazione di circa 20–25 posti letto al Binaghi entro 60 giorni, prevedeva il recupero immediato dei posti letto chiusi al Santissima Trinità e indicava la necessità di valutare la riapertura di posti letto all’Ospedale Marino.

«A sei mesi di distanza, chiediamo direttamente a Schael di chiarire quale sia lo stato di attuazione di questi interventi e quali risultati siano stati raggiunti», dice la Cimo, «la questione riguarda direttamente anche il Brotzu, sul quale continua a concentrarsi una parte rilevante dell’emergenza traumatologica del Sud Sardegna. Il piano regionale riconosce infatti il ruolo del Brotzu quale Trauma Center per il trauma maggiore, prevedendo una partecipazione proporzionalmente minore alla turnazione dei ricoveri chirurgici e ortopedici, proprio per salvaguardarne la capacità di risposta ai casi più complessi.  Sono indicazioni condivisibili. Ma devono tradursi in organizzazione concreta, disponibilità di posti letto e personale».

Secondo i medici non si può pensare di risolvere una carenza strutturale esclusivamente attraverso il Bed Management, la rotazione dei pazienti o l’aumento temporaneo della capacità ricettiva dei reparti.

«Anche il ricorso al cosiddetto Fast Track, presentato come strumento per alleggerire i Pronto Soccorso, rischia di produrre un effetto paradossale: anziché risolvere il sovraffollamento, può semplicemente trasferirlo dal Pronto Soccorso alle corsie e agli ambulatori ospedalieri, dove i pazienti finiscono per attendere l’esecuzione delle consulenze specialistiche. In assenza di percorsi realmente organizzati, spazi adeguati e personale dedicato, non si riducono né i tempi di attesa né il carico assistenziale complessivo. Si sposta soltanto il problema da un settore all’altro dell’ospedale, con il rischio di compromettere anche l’attività ordinaria dei reparti».

La Cimo chiede  a Schael «di rendere pubblico lo stato di attuazione degli interventi previsti dal Piano dell’8 aprile, indicando per ciascuna azienda i posti letto effettivamente recuperati, le risorse professionali assegnate e le misure di riequilibrio della rete ospedaliera concretamente realizzate. Non è accettabile che le responsabilità della programmazione vengano scaricate esclusivamente su chi deve gestirne quotidianamente le conseguenze».

Enrico Fresu 

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