File, pazienti in barella e ambulanze bloccate: pronto soccorso al collasso a Cagliari
Venerdì nero per il sistema di emergenza urgenza nel capoluogo: decine di codici arancioni in attesa«Urgenza indifferibile, 15 minuti come tempo di attesa massimo per la presa in carico»: questo, secondo la legge, dovrebbe succedere con i pazienti che, per sintomi e condizioni, vengono classificati con codice arancione in pronto soccorso.
Quando non sono nemmeno le 18, i richiedenti assistenza in queste condizioni al Santissima Trinità di Cagliari sono 17: 13 risultano in visita, 4 in attesa. Da ben più di 15 minuti. La colpa non è di chi nell’ospedale ci lavora: è il sistema dell’emergenza-urgenza sardo ad essere collassato. E in questo venerdì di luglio negli ospedali del capoluogo si vive l’ennesimo incubo. Al quale contribuisce anche lo sciopero indetto dagli infermieri del Brotzu aderenti al Nursing Up, che contestano ritmi di lavoro insostenibili anche a causa della mancanza di operatori socio sanitari nei reparti. E per due giorni hanno deciso di astenersi dal servizio.
Il risultato, drammatico, è tutto nei numeri. Ai 17 “arancioni” di Is Mirrionis aggiungono gli 11 del Brotzu e i 9 del Policlinico. Proprio oggi dal Duilio Casula è arrivato l’allarme del sindacato NurSind: alcuni pazienti sono stati tenuti in barella fino a 10 giorni, al Pronto soccorso, perché nei reparti non c’è più posto.
Ci sono poi i codici rossi, che arrivano e vengono subito presi in carico. Ma anche i casi meno gravi, che contribuiscono – loro malgrado – a gonfiare i dati di accesso nelle strutture ospedaliere. Diciassette i codici azzurri in attesa al Santissima Trinità, 10 al Brotzu e 13 al Policlinico. Poi ci sono alcune decine di verdi e bianchi, distribuiti tra i vari presidi.
Così aspettano tutti. Lo fanno i malati, ma anche gli operatori del 118: le ambulanze ferme nel piazzale di via Is Mirrionis sono una decina. Non possono sbarellare i pazienti perché dentro non c’è posto. E quindi non possono nemmeno intervenire in caso di altre urgenze. Così resta sguarnito il territorio: per una chiamata al 118 giunta da Capoterra è intervenuta un’ambulanza partita da Quartu. Una distanza incompatibile con la sopravvivenza se il caso è in imminente pericolo di vita.
Sulla denuncia del NurSind arriva anche la presa di posizione del’Azienda ospedaliaro universitaria: «È innegabile e comprovato dai numeri che il personale del Pronto soccorso e di tutti i reparti dell’Aou siano stati chiamati ad un impegno assolutamente straordinario nelle difficili giornate di chiusura del Brotzu».
L’indisponibilità del più importante ospedale della Sardegna «sulla scena della sanità del sud Sardegna non poteva non avere conseguenze sul fenomeno del Boarding, che accomuna in maniera generalizzata tutti i Pronto soccorso, non solo sardi ma anche della Penisola e che riconosce cause complesse e di non facile soluzione nell’ambito della possibile accoglienza dettata dal numero dei posti letto disponibili».
Alla situazione emergenziale l’Aou di Cagliari «ha risposto prontamente tramite il coinvolgimento dei servizi competenti, mobilitando tutte le risorse disponibili, con il richiamo del personale reperibile e con lo spostamento di operatori dai reparti di degenza, peraltro anche loro impegnati con elevati carichi di lavoro, verso il Pronto soccorso, cercando il difficile equilibrio fra il maggior impegno richiesto e la necessità di un giusto riposo. La Direzione Aziendale riconosce l’impegno profuso in queste faticose giornate dai propri operatori medici, infermieri e OSS ed è loro grata per l’abnegazione mostrata a servizio dei pazienti».
Enrico Fresu