«Ho pensato: sono morto». Se l’è vista brutta Antonello Gregorini, professionista cagliaritano, fondatore di Nurnet, che ieri sera intorno alle 18 è stato investito da un’auto in  via Peretti. Una strada dove, nonostante i passaggi pedonali rialzarti, l’attraversamento risulta sempre essere un pericolo. 

Gregorini racconta l’accaduto da un letto d’ospedale, al Brotzu, dove è ricoverato con fratture varie. 
«Esco dallo studio per un cappuccino dek da prendere al bar del Brotzu.
Mi porto sulle strisce. Aspetto che si fermino. Passa il primo a 50 all'ora. Non si ferma. Gli lancio gli strali tipici», dice.  Poi «arriva una seconda macchina. Rallenta. Passo. E invece accelera. E un attimo, il tempo di pensare "che diavolo sta facendo?"». 
Gregorini viene travolto «in pieno. Volo come un sacco. Cofano, parabrezza, asfalto. Otto metri in là, hanno misurato. Penso, sono morto. Poi penso, sono vivo. Sento le gambe, quindi bene».

L’automobilista si ferma, scende. Dice: «”Non ti ho visto”.  E li si chiude, provo pena anche per lui, ma soprattutto per me. Sono a terra, sull'asfalto, mi tengono la mano, uno mi accarezza il viso. Starò morendo. Penso sempre al peggio. Non muovo la gamba sinistra e sento un dolore alla natica. Poi le costole».

La trafila al pronto soccorso è lunga: «Però, devo dire», sottolinea il ferito, «ho travato efficienza gentile, avrò avuto fortuna». Anche perché può raccontare quello che gli è accaduto: «L’ho reso pubblico perché lì sono morte delle persone». 

(Unioneonline/E.Fr.)

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