Il mercato civico del Largo. Un monumento cagliaritano
Luoghi di incontro prima ancora che di compravendita, specchi dell'anima di una città, i mercati cittadini da sempre sono in grado di tracciare memorie e conservare ricordi indelebili in chi li ha frequentati. Quando venne deciso che al posto del mercato civico del Largo Carlo Felice sarebbero dovuti sorgere degli istituti bancari, non si decretò soltanto una demolizione. Si decise di cancellare per sempre un simbolo della città. In tempi passati il mercato si svolgeva nella zona della ormai scomparsa Porta Villanova, tra Piazza Martiri e Piazza Costituzione. Quando si rese necessario individuare un luogo più ampio la scelta ricadde nella zona del Largo Carlo Felice. Questo mercato, che col tempo iniziò ad offrire merci sempre più varie, era disposto su tre file e organizzato in banchi e baracche, prevalentemente in legno, che in alcuni casi fungevano anche da abitazioni o dormitori. Col passare del tempo le merci accatastate, i rifiuti e le condizioni igieniche sempre più precarie, imposero la realizzazione di una nuova struttura. L'area individuata fu sempre nel Largo Carlo Felice, dove un tempo sorgeva il nuovo convento di Sant'Agostino ed il progetto fu affidato all'ingegnere Enrico Melis, allievo dell'architetto Gaetano Cima. La realizzazione di un'opera così grandiosa fece storcere il naso a più di una persona. Qualcuno commentò che a Cagliari si stava innalzando un monumento al "ventre" in riferimento alla sua destinazione d'uso. Inaugurato nel 1886 era composto da due edifici separati dall'attuale via del Mercato Vecchio. Il corpo principale era caratterizzato da un imponente arco d'ingresso e da una copertura in vetro, ferro e ghisa che fungeva da lucernaio. Il secondo fabbricato si distingueva per la presenza di colonne che gli valse tra i cagliaritani il soprannome di "Su Partenoni". Inizialmente ciascun edificio era adibito alla vendita di differenti tipologie di alimenti. In seguito questa distinzione venne meno. La sua bellezza aveva colpito anche lo scrittore D.H. Lawrence e sua moglie Frieda Von Richthofen che raccontarono della varietà dei prodotti, dei prezzi economici e dei "picciocus de crobi". Erano bambini e adolescenti che sostavano davanti al mercato e sopperivano all'estrema povertà portando la spesa a domicilio in cambio di pochi soldi con la loro cesta, "crobi", spesso utilizzata anche come letto. Del viaggio dello scrittore rimane il ricordo scolpito in una lapide nel viale Regina Margherita. Del Mercato Civico oggi restano solo alcuni frammenti disseminati in diverse zone della città e una porzione della trabeazione che resiste all'angolo tra via del Mercato Vecchio e la Via Baylle. Testimonianze silenziose di un luogo che, se non fosse stato demolito, sarebbe probabilmente diventato uno dei monumenti più rappresentativi della città.
Maurizio Loi
