Enzo Francescoli in Sardegna: "Qui mi sento a casa, sempre un piacere tornare"

18 luglio 2026 alle 20:28

Enzo Francescoli è stato forse il miglior calciatore che il Cagliari ha schierato dopo Gigi Riva. Certo, c’è pure Gianfranco Zola, che proprio in quegli anni faceva il bello e il cattivo tempo con Napoli e Parma. Tuttavia il legame tra l’asso uruguaiano e la città capoluogo della Sardegna sa di rinascita romantica: è stata l’unica volta, infatti, dopo gli anni d’oro, che il Cagliari si è trovato a lottare per qualcosa di davvero importante.

A ricordarlo c’è lo 0-5 di Torino, con la sua doppietta che fece infuriare il povero Emiliano Mondonico. Ma anche l’1-1 al Sant’Elia contro il Milan, con la migliore difesa del mondo punita proprio dall’idolo di un’intera generazione di tifosi sardi: Francescoli colpì alla prima azione, senza attendere che i supporter ospiti prendessero posto in tribuna. Così, de botto, direbbero a Roma. E ancora: il golazo alla Samp dell’anno precedente, con la retroguardia degli allora campioni d’Italia che ancora s’interroga su come fece a scartare tutti i difensori, a superare Mannini con un tunnel e a battere Pagliuca con quel tiro a giro verso l’angolo più remoto della porta sotto la curva Nord, che ancora sta gridando a squarciagola. Goool.

Solo Francescoli sapeva fare queste cose in questo modo. La sua anima rossoblù, ora che è un sessantaquattrenne affermato, anche come dirigente (è direttore sportivo del River Plate a Buenos Aires, dove risiede con la compagna, e dove ha conquistato dal 2014 otto titoli tra coppe nazionali e Libertadores), riaffiora quando ritorna in Sardegna per far visita al figlio Marco, 37 anni, un passato nella Primavera del Cagliari, che nell’Isola ha messo su famiglia, e alla nipotina Bianca, di appena un anno. «Qui mi sento a casa», ha detto in una lunga intervista con L’Unione Sarda in edicola e sull’app tra qualche ora.

Riproponiamo qui, grazie al nostro social media manager Enzo Asuni, un suo pensiero sul rapporto con Cagliari e la Sardegna. Un ricordo affettuoso e commosso da un calciatore che è stato davvero un top player.
Lorenzo Piras