Cagliari, la scoperta che può riscrivere la storia: due nuraghi nel colle di Sant'Elia

18 marzo 2026 alle 18:42aggiornato il 18 marzo 2026 alle 18:42

Due nuraghi nel colle di Sant’Elia a pochi metri dal borgo che si affaccia sul mare. È il convincimento, suffragato da verifiche sul campo e dall’analisi del corpo architettonico, degli archeologi Raimondo Zucca (già docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana all’Università di Sassari, Giovanni Ugas (ha insegnato Preistoria e Protostoria nell’ateneo cagliaritano) e Nicola Sanna. È una scoperta (o riscoperta) casuale avvenuta durante una passeggiata in un afoso pomeriggio d’estate.  Un ritrovamento in grado di riscrivere la storia di Cagliari e di dare ulteriore slancio alle ricerche sugli insediamenti più antichi nel capoluogo. Carla Deplano, archeologa, storica dell’arte, docente all’Istituto “Martini”, mentre percorre via del Borgo Sant’Elia per raggiungere la Torre costiera di Perdusemini, nota una costruzione in pietra che assomiglia “alle torri sfidatrici dei secoli” (secondo la definizione dell’archeologo Alberto Maria Centurione nella seconda metà dell’Ottocento). Quella costruzione, inglobata nel muro in cemento che delimita un’area militare, ha le caratteristiche di un nuraghe. Carla Deplano ha bisogno di certezze. Serve l’apporto degli specialisti per far crollare gli ultimi dubbi. Sul posto fanno un sopralluogo Ugas e Sanna.

La storia più antica - “Ci trovammo di fronte - spiegano oggi - a un nuraghe monotorre, rifasciato, costruito a filari di massi in calcare, alto circa sette metri, edificato intorno al XIV-XIII secolo avanti Cristo, rimaneggiato e riutilizzato, nel secolo scorso come osservatorio dai militari che hanno costruito una rampa, sfruttando i filari di pietre come nella postazione militare sovrapposta al nuraghe Diana a Quartu”. Viene coinvolto anche Raimondo Zucca che sostiene convintamente   la tesi. Le verifiche vanno avanti e non si limitano all’area già ispezionata. Sulla strada che porta al fortino sabaudo di Sant’Ignazio gli studiosi trovano un altro edificio con le caratteristiche di un nuraghe, meno appariscente, a poco più di trecento metri dal precedente. Per gli archeologi è un monumento di pietra espressione dell’antica civiltà dei sardi “costruito nel Bronzo Medio, rimaneggiato e ristrutturato nel secolo scorso su cui poggia il muro di recinzione di un’area della Marina militare”. Secondo chi ha fatto gli approfondimenti, “questo edificio, alto non più 4 metri e mezzo, è un protonuraghe, realizzato con grandi massi in calcare disposti “a nido d’ape”. I due nuraghi raccontano la storia di due momenti diversi dell’età del Bronzo nel Cagliaritano”. Raimondo Zucca, Giovanni Ugas, Nicola Sanna e Carla Deplano hanno illustrato, nel colle di Sant’Elia, le caratteristiche di questa straordinaria scoperta in un luogo in cui sono stati trovati numerosi reperti che richiamano la storia più antica della città.

Una pagina nuova - “Oltre al nuraghe complesso di Monte Urpinu, fortemente rimaneggiato già nell’antichità e in età moderna svettavano nel territorio cagliaritano almeno due nuraghi di vedetta davanti al mare e, si può pensare che nel suo sistema collinare assai articolato– hanno chiarito Zucca e Ugas – fossero state innalzate altre costruzioni, in particolare sul colle di Castello, come ipotizzava Antonio Taramelli all’inizio del secolo scorso. Lo stesso Taramelli, soprintendente alle Antichità della Sardegna, scrive di nuraghi presenti a Monte Urpinu e a Sant’Elia. Poi il buio, almeno apparente, sulla grandiosa età dei nuraghi nel Cagliaritano. Le recentissime scoperte aprono una pagina nuova e forniscono stimoli e spunti di ricerca”. Gli archeologi hanno informato la Soprintendenza “a cui spetta, insieme al Comune, adottare le iniziative necessarie per la tutela, la migliore conoscenza e la valorizzazione di queste inedite testimonianze dell’antica storia di Cagliari di cui il promontorio di Sant’Elia, ricco di memorie di un lontano passato, è uno dei simboli migliori”. Nel video gli archeologi Raimondo Zucca, Giovanni Ugas, Carla Deplano e Nicola Sanna.