«752 giorni da ostaggio»: il racconto del missionario Maccalli a Cagliari
Un invito alla pace che passa attraverso il silenzio della preghiera e la forza della testimonianza.
Stasera nella Sala Benedetto XVI della Curia arcivescovile si è svolta la Giornata di preghiera e digiuno per la pace, promossa dalla Conferenza episcopale italiana in risposta ai conflitti che continuano a insanguinare il Medio Oriente e altre parti del mondo. «Ripartiamo dalla preghiera». Le parole dell’arcivescovo monsignor Giuseppe Baturi, che ha aperto l’incontro nella cappella del Seminario e ha accolto la testimonianza di padre Pier Luigi Maccalli, missionario della Società delle Missioni Africane, sequestrato in Niger nel 2018 e liberato dopo oltre due anni di prigionia nel deserto del Sahel.
Un racconto intenso, il suo, segnato dalla sofferenza ma anche dalla speranza. «Ho visto il volto brutto della guerra. Sono stato ostaggio, vittima innocente. Per oltre due anni ho patito solitudine, sono stato incatenato con catene di ferro. Ma ho avuto anche l’opportunità di comprendere il valore necessario della pace».
