Il focus.

Un nuovo futuro per Buoncammino 

La Questura resterà in via Amat e l’ex carcere passerà per metà alla Regione 

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Un nuovo pezzo del puzzle si aggiunge al progetto per il futuro di Buoncammino, e questa volta la sua storia si intreccia con quella della Questura di via Amat. Se finora il progetto prevedeva infatti il trasferimento degli uffici della Polizia negli spazi dell’ex carcere, la manovra della Regione cambierà lo scenario: la Questura resterà a Monte Urpinu, nello stabile che verrà ristrutturato e ampliato. E così gli spazi di Buoncammino potranno essere destinati alla sua nuova vita.

L’ex carcere

Il risultato è semplice ma fondamentale: gli spazi che avrebbero dovuto accogliere la Questura restano disponibili per il progetto di riqualificazione del complesso. Un gigante da 15mila metri quadrati, chiuso definitivamente nel 2014 e oggi diviso, sul piano della proprietà, tra Stato e Regione. I lavori saranno finanziati dallo Stato con 65 milioni di euro e affidati all’Agenzia del Demanio. Al termine dell’intervento di rifunzionalizzazione – spiega il nuovo emendamento – almeno il 50 per cento della parte del complesso non destinata ai servizi statali sarà trasferita alla Regione.

Quest’ultima in cambio investirà nell’acquisto e nell’ampliamento dello stabile di via Amat, così da mantenere lì la sede della Questura, compensando la Città Metropolitana per la perdita del canone per 15 anni. La scelta, quindi, modifica l’idea iniziale: Buoncammino non sarà chiamato a diventare semplicemente una sede di uffici statali, ma potrà conservare una quota importante di spazi da destinare a funzioni aperte alla città.

La manovra

Resta ancora da definire il progetto finale per il futuro di Buoncammino. Prima sarà il Demanio a condurre un’indagine di mercato, valutando anche la possibilità di ricorrere a forme di partenariato pubblico-privato. Una cosa, però, è già delineata. La parte che passerà alla Regione sarà destinata ad attività socioculturali, spazi ricreativi, ricettivi e altre funzioni che dovranno essere individuate attraverso un percorso partecipativo. La porzione dello Stato continuerà invece a ospitare servizi e uffici, insieme a un archivio moderno, spazi dedicati alla memoria e funzioni museali. «L’operazione permette finalmente di aprire al pubblico una gran parte del carcere di Buoncammino», sottolinea l’assessore regionale agli Enti locali Francesco Spanedda. Un complesso che, nonostante la sua posizione strategica, «non è mai stato accessibile ai cittadini».

Anche il sindaco, Massimo Zedda, parla di una «prima pietra», ma invita a guardare ai tempi con realismo. Il complesso, spiega, sarà interessato «dopo anni» da un intervento di restauro e da un ripensamento degli spazi. «Siamo nella fase di definizione degli usi, per cui ci vorranno anni per la realizzazione del progetto», sottolinea. Poi lo sguardo al passato. Secondo Zedda, «l’inerzia» delle precedenti amministrazioni regionali e comunali aveva portato a ipotizzare il trasferimento a Buoncammino della Questura e di altri uffici dello Stato, con il rischio di rendere «nuovamente inaccessibile un immobile di pregio come quello di Buoncammino».

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