«Apprendo dalla stampa del trasferimento dei detenuti in 41bis nel carcere di Uta. L’istituto, con 200 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare, è già oggi al collasso e si fatica a garantire financo le cure essenziali». Così la Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Cagliari, Cristina Ornano, ha commentato l’arrivo – con voli speciali – dei reclusi in regime di «carcere duro».
«Inutile dire che il 41bis è un circuito differenziato con personale penitenziario dedicato», chiarisce la giudice, «perché la sanità penitenziaria è unica e i servizi del carcere sono i medesimi. Nessuna implementazione è stata operata o prevista. Lo stesso repartino del Santissima Trinità dedicato al 41bis non consta essere ancora pronto e, dunque, pesante sarà l’impatto sui servizi ospedalieri e sul territorio». Non ancora chiari gli impatti per l’Isola. «I contribuenti sardi devono accollarsi questo ulteriore onere, perché nessuna compensazione è prevista», prosegue Ornano, «Come nessuna significativa risorsa aggiuntiva è stata assegnata al Tribunale di Sorveglianza. Paradossalmente, dove è stato chiuso il 41bis sono stati dati aumenti di organico di magistratura fino a 3 /4 unità. A noi un solo magistrato». E poi i rischi. «Sul fronte del controllo e monitoraggio sul territorio delle probabili ricadute sul versante della sicurezza», conclude, «nulla di quanto auspicato autorevolmente da più parti è stato fatto. Tutto questo è la negazione del principio di insularità che con fatica abbiamo scritto in Costituzione, ma che non abbiamo ancora attuato e, ancora meno, agito». (fr.pi.)
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