L’allarme

«La Sardegna è ora la cayenna d’Italia» 

Preoccupa l’affollamento dei penitenziari  «La situazione è diventata insostenibile» 

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Arrivano i boss mafiosi in regime di 41 bis nel carcere di Uta e si accende il fuoco della polemica. Interviene la presidente della Regione Alessandra Todde: «Con l’arrivo dei primi detenuti sottoposti al 41-bis nel carcere di Uta, il ministro Nordio porta a compimento una scelta imposta alla Sardegna, sottraendosi fino all’ultimo al confronto con la Regione che aveva già chiesto più volte di essere coinvolta nelle decisioni che riguardano direttamente il proprio territorio. Nessuna risposta. Il Governo ha preferito procedere in modo unilaterale e arrogante trattando la Sardegna come la Cayenna d’Italia».

Botta e risposta

La replica del deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda: «Assistere oggi alle proteste e alle barricate della sinistra e della presidente della Regione, Alessandra Todde, contro l’arrivo dei detenuti in regime di carcere duro a Uta è uno spettacolo surreale. Stanno manifestando contro gli effetti di decisioni prese, finanziate e portate a compimento dai loro stessi partiti di riferimento quando erano al governo della Nazione». Sul punto risponde Silvio Lai, deputato e segretario regionale del Pd: «La norma che indica le aree insulari come sede preferenziale per il 41 bis fu introdotta nel 2009 dal Governo Berlusconi. Attribuire ad altri le decisioni assunte oggi da Meloni e Delmastro non cambia la realtà». Secondo il deputato e segretario regionale di Fratelli d’Italia Francesco Mura, «è quantomeno singolare che proprio chi appartiene alle forze politiche che hanno governato quando queste scelte sono state programmate tenti oggi di attribuirne la responsabilità all’attuale Governo. Prima di alimentare polemiche e strumentalizzazioni su un tema delicato come il 41-bis – conclude il parlamentare – sarebbe dunque opportuno ricostruire correttamente i fatti e, soprattutto, avere memoria delle decisioni assunte dai governi loro amici del passato». Per il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, «è gravissimo che, nonostante le proteste, il Governo prosegua nel suo piano scellerato di portare in Sardegna detenuti in regime di 41bis. Non vogliamo lo scontro istituzionale, ma i comportamenti dei rappresentanti dell’esecutivo nazionale non lasciano spazio al dialogo».

Altre reazioni

«Il Governo tira dritto nonostante il sovraffollamento degli istituti sardi, le carenze di personale e le tante voci, istituzionali e territoriali, che hanno chiesto di fermare o rivedere questa scelta», hanno dichiarato i parlamentari sardi del movimento Cinquestelle Mario Perantoni, Sabrina Licheri, Ettore Licheri e Susanna Cherchi. Ha preso posizione anche ll direttivo della Camera penale di Cagliari: «L’arrivo dei detenuti al 41-bis pone due questioni: quella di un regime nato come eccezionale e divenuto strutturale e quella del suo inserimento in un istituto che presenta già gravi emergenze».

La denuncia

Tutto questo si inserisce nel quadro sulle condizioni delle carceri sarde disegnato da “Socialismo, diritti, riforme”. La presidente dell’associazione Maria Grazia Caligaris richiama i casi dei penitenziari di Uta e Bancali «dove i reparti destinati ai detenuti in regime di 41 bis aggravano la situazione» e denuncia che «la Sardegna è satura per numero di persone private della libertà, ma nulla è cambiato per il personale medico, infermieristico e della sicurezza». ( ma.ra .)

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