Ulteriori analisi più approfondite su pc e cellulare di Valter Lavitola per alcune settimane e una convocazione di Sigfrido Ranucci in Procura, come persona informata sui fatti, forse a settembre: sono le due nuove fasi che si aprono ora nell’inchiesta che riguarda l’attentato contro il direttore di Report. E nei prossimi giorni la Procura chiederà l’estradizione del factotum di Lavitola, il cittadino camerunese Gomes Tavares, attualmente latitante, che avrebbe avuto il ruolo di mediatore nell’azione dinamitarda. Gomes in un’intervista al Tg1 dice di essere pronto a tornare «prestissimo» nonostante l’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti: «Dicono che all’aeroporto mi prendono però io sono testardo. E voglio tornare».
Le ombre
Lavitola, che ha ammesso di essere il mandante dell’attentato e di aver organizzato tutto per innalzare la scorta all’amico, resta invece in carcere, ma sulla vicenda ci sono ancora troppe ombre da chiarire. Nelle ultime ore da fonti dei legali è spuntata una frase, già smentita dalla Procura di Roma, secondo cui Lavitola avrebbe detto di non escludere che Ranucci sapesse del suo piano. Ci si interroga quindi se l’ex faccendiere stia costruendo una nuova strategia difensiva che possa alleggerire la sua posizione.
Ma l’atteggiamento del giornalista della Rai non cambia di una virgola e la convinzione che dietro quell’attentato ci fosse il suo amico, per Ranucci sarebbe maturata solo man mano che le indagini degli inquirenti disvelavano il castello accusatorio.
Il movente
Il 60enne ha escluso che il movente sia legato al suo progetto politico su Ranucci, alla sua ambizione di portarlo in pochi anni a Palazzo Chigi e ritagliarsi per sé un ruolo da spin doctor. Su questo aspetto interviene anche il direttore di Repubblica Stefano Cappellini (il cui nome compare nell’ordinanza di arresto di Lavitola), che racconta sulle pagine del suo quotidiano «la genesi del sondaggio con il quale Lavitola intendeva testare le potenzialità elettorali di Ranucci». Cappellini spiega di aver incontrato tre volte Lavitola per motivi di lavoro.
Al terzo incontro, a fine febbraio 2026 nel suo ristorante, Lavitola gli racconta di essere in contatto con una persona di grande levatura e popolarità che potrebbe buttarsi in politica e della sua intenzione di commissionare per lui un sondaggio. Per cui chiede consiglio sulle domande da fare nel test. Solo in un momento successivo, quando Lavitola svela il nome di Ranucci, Cappellini gli scrive subito: «Per me è una follia. Non ha chance di decollare». Da questo scambio il giornalista esce con una convinzione: «Non torna la storia del sondaggio, il candidato alla premiership non è plausibile e la fonte non attendibile». Per questo, aggiunge, «dopo un minimo approfondimento, non scriviamo nulla. E meno male. Perchè oggi un pezzo su Ranucci candidato sarebbe stato strumentalizzato dai molti sciacalli in circolazione come un tassello di complicità con il disegno di Lavitola».
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