Personaggi

Don Giuseppe Porcu, il prete contadino da 70 anni in tonaca  

Modolo in festa per il sacerdote che ha coltivato fede e malvasia 

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Quello celebrato insieme alla “sua” comunità di Modolo è stato un traguardo davvero eccezionale e commovente per don Giuseppe Porcu, 97 anni. Ha festeggiato infatti il settantesimo anniversario della sua ordinazione, avvenuta nell’ormai lontanissimo 1956 a Sedilo. Nella parrocchia di Sant’Andrea Apostolo, il sacerdote è stato circondato dall'affetto di parenti, amici, fedeli e amministratori che non sono voluti mancare a un anniversario così speciale. Tanti i sacerdoti presenti, con in testa il parroco don Andrea Manca, che hanno concelebrato la messa presieduta dallo stesso don Giuseppe. «È stato un momento molto partecipato e significativo – spiega il parroco don Andrea - e la presenza di tante persone conferma quanto sia voluto bene e stimato da tutti». A lui, attraverso la pergamena arrivata da Città del Vaticano, sono arrivati anche gli auguri di Papa Leone XIV.

L’omelia

Nel saluto iniziale e nell’omelia letta da un altro sacerdote, don Porcu ha voluto ricordare soprattutto i primi anni del suo ministero. «Erano tempi di grande povertà - ha detto - ma le comunità erano dignitose. Le cose erano molto diverse da come sono oggi, eppure c’era una forza, una vicinanza tra la gente che non dimenticherò mai». Erano presenti anche i sindaci di Modolo, Tinnura e Sagama, questi ultimi due Comuni dove il religioso ha trascorso la parte più lunga della sua missione pastorale, dal 1977 al 2014, lasciando un segno profondo nelle parrocchie e nella vita sociale.

Memorie

Nel suo intervento don Porcu ha ricordato anche tanti altri capitoli del suo lungo ministero sacerdotale a Sedilo, Santulussurgiù, Zuri e Soddì. Per questi piccoli centri del Guicier posti vicino al Lago Omodeo, don Porcu ha evidenziato la sua partecipazione alla battaglia per la loro autonomia. « Insieme alla popolazione - ha raccontato – abbiamo condiviso una lotta perché potessero ottenere la autonomia amministrativa. Per Soddi alla fine il traguardo è stato raggiunto. Per Zuri no, ma la battaglia è stata comunque importante per dare voce a quelle comunità».

Madre terra

Accanto all’impegno pastorale, a caratterizzare la figura di don Porcu è sempre stata la passione per la terra. Da vero e proprio prete contadino. Insieme ai suoi due fratelli (ora l’attività è seguita dal nipote Carlo) ha recuperato e trasformato vigneti di malvasia, varietà antica e identitaria della Planargia. Ha creato con loro la cantina fratelli Porcu, per produrre quel vino prelibato al fine di custodire una tradizione, per dare valore al lavoro e per restare vicino alla gente anche fuori dalla chiesa. Potare, vendemmiare, vinificare: per don Porcu sono gesti che parlano lo stesso linguaggio della cura pastorale. Quella malvasia è diventata negli anni un simbolo di un ministero che ha unito altare e campi, preghiera e fatica (tra i vigneti ha fatto realizzare una chiesa dedicata a Sant' Isidoro). La celebrazione è stata un momento di memoria collettiva, tra canti e testimonianze, la comunità di Modolo ha restituito a don Giuseppe l’affetto di 70 anni. Perché la sua lunga esistenza narra anche la storia di paesi interi: le difficoltà del dopoguerra, la dignità del lavoro, il valore di restare. A poco meno di un secolo di vita, don Giuseppe Porcu ha ricevuto così il riconoscimento più bello, quello di una comunità che lo sente ancora suo. Un sacerdote che ha insegnato che si può servire sull’altare e tra i filari e che la fede, per essere vera come dice il vangelo deve farsi anche terra, vino e presenza quotidiana.

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