WASHINGTON. Con i prezzi del diesel ai massimi storici negli Usa, Donald Trump ha tenuto colloqui di emergenza con i suoi consiglieri per valutare un divieto all’export o l’adozione di altre misure, nell’urgenza di placare un caro-carburanti che minaccia di compromettere le chance elettorali dei repubblicani alle midterm di novembre.
Scontro di lobby
Uno scenario da incubo per gli alleati di Washington, a partire dall’Europa sempre più America-dipendente con quote di import dagli Stati Uniti salite oltre il 50% ad agosto, nel mezzo della crisi sulle forniture alimentate prima dalla guerra della Russia all’Ucraina e poi da quella degli Usa all’Iran. I collaboratori avrebbero presentato al presidente più opzioni, incluse quelle più drastiche del blocco o della limitazione delle vendite internazionali di gasolio, e l’amministrazione Trump avrebbe informato gli alleati sulle possibili interruzioni delle forniture, ha riferito il Financial Times, tracciando i retroscena di una situazione difficile che volge al peggio con l’inverno alle porte. Trump, in altri termini, «valuta tutte le opzioni sul tavolo» per calmare i prezzi dei carburanti sul mercato domestico, chiuso nella stretta di una battaglia di lobby: da una parte gli alleati repubblicani e i timori per l’impatto politico dell’impennata dei prezzi del gasolio che equivale a un salasso sugli agricoltori - zoccolo duro dell’elettorato trumpiano - e altri settori dell’industria americana; dall’altra i magnati del petrolio, determinati a preservare un export redditizio.
Soglia simbolica
Se al presidente è riuscito a evitare alla benzina di superare i 5 dollari al gallone, tra taglio delle tasse federali e pressioni sui produttori, per non battere i 5,0165 dollari di record storico durante l’amministrazione Biden, nulla ha potuto sul diesel, schizzato a livelli record in appena una settimana: 6,5276 dollari, oltre il 70% in più rispetto al prezzo prebellico. Trump ha anche accusato l’Ucraina di colpire gli impianti di raffinazione russi, facendo aumentare i problemi alle catene di approvvigionamento del gasolio. I repubblicani delle regioni agricole, guidati dal senatore dell’Iowa Chuck Grassley, hanno spinto per lo stop alle spedizioni, temendo il malumore dell’elettorato. Ma il leader della maggioranza al Senato, John Thune, si è mostrato scettico sulla stretta all’export. «Ho avuto colloqui con varie persone: molte di loro temono che la misura non avrebbe alcun effetto positivo, né si vedrebbero benefici in termini di impatto sui prezzi, mentre si verificherebbero problemi di approvvigionamento a lungo termine», ha rilevato. Per una figura di primo piano del settore citata dal Ft, la scorsa settimana il divieto era «praticamente vicino a concretizzarsi»: la Casa Bianca ha deciso ora di avviare i contatti con gli alleati europei sulle possibili restrizioni. Il segretario all’Energia Chris Wright ha parlato lunedì con funzionari di Londra, mentre quello al Tesoro Scott Bessent ha avuto colloqui con Robert Jenrick, esponente di Reform Uk che aveva chiesto a Washington di rinunciare al divieto o di esentare il Regno Unito.
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