L’inchiesta

Garlasco, pasticcio Dna: confronto fra gli ex Ris «Chiara, fu un supplizio» 

I consulenti: le analisi mai inserite negli atti erano meritevoli di un approfondimento  

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Milano. Il profilo genetico attribuito a Chiara Poggi e ritrovato dal Ris di Parma sui pedali della bici del fidanzato Alberto Stasi il 19 settembre 2007 è un «dato solido in termini di riproducibilità e attendibilità» e «nessun consulente o perito ha mai messo in discussione la qualità e l'attribuzione di tale profilo alla vittima», ma «sarebbe stato opportuno» approfondire le due ripetizioni effettuate il giorno dopo e mai inserite negli atti: così si legge nella relazione firmata da Carlo Previderè e Pierangela Grignani, consulenti della Procura di Pavia, e depositata con la nuova chiusura dell'inchiesta sul delitto di Garlasco.

L’inchiesta punta il dito contro Andrea Sempio, accusato di omicidio aggravato da crudeltà e motivi abbietti, e gli ultimi sviluppi paiono portare acqua al mulino di Stasi, i cui difensori mirano alla revisione. La presenza di Dna della vittima sui pedali fu uno dei pilastri della condanna di quest’ultimo dopo due assoluzioni. I consulenti di Stasi, Pasquale Linarello e Ugo Ricci, avevano sollevato la questione sulla base dei “dati grezzi” di quegli esami, forniti alla Procura dal Ris dieci mesi fa: per i due genetisti, quei due esami negativi rendevano il dato sulla presenza di Dna «non confermato, analiticamente incoerente e scientificamente non idoneo a fondare una conclusione probatoria affidabile». Sul punto sono stati sentiti dai pm gli ex ufficiali del reparto speciale dell'Arma, compreso il generale Luciano Garofano, le cui dichiarazioni confliggono in più punti con quelle dell’allora capitano Alberto Marino, consulente della Procura di Vigevano cui faceva capo la prima inchiesta sul delitto, ha ammesso che a quei risultati non fu prestata un’attenzione adeguata.

I tempi del delitto

Dalla relazione consegnata da un’altra consulente della Procura, l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, emerge la sequenza traumatica dell'aggressione a Chiara: «l'intervallo fra le prime lesioni e la morte» sarebbe stata «non inferiore a circa 15-30 minuti e plausibilmente compreso fra 30 e 60 minuti».

I Sempio intercettati

Emergono infine intercettazioni di un anno fa in cui i Sempio si confrontano sui motivi che portarono Garofano, allora consulente della difesa dell’indagato, lasciò l’incarico: i dissapori sulla linea da seguire in merito all’impronta 33. L’ex Ris, in linea con il difensore della parte civile, Gianluigi Tizzoni e con il suo consulente Marzio Capra, anche lui con un passato nel Ris, avrebbe voluto chiedere di discuterne in incidente probatorio; di parere opposto i legali di Andrea, Massimo Lovati, poi sostituito da Liborio Cataliotti, e Angela Taccia.

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