Bari Sardo.

Orientale sarda e 389, quando il segnale è un miraggio  

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Si viaggia off-line, fuori linea, isolati. Sulla statale 389 tra Nuoro e Lanusei e lungo il segmento ogliastrino dell’Orientale Sarda, per lunghi tratti le auto inseguono un segnale intangibile. Scarso, labile o del tutto assente.

Questa condizione avvantaggia solo la categoria dei banditi specializzati in portavalori e penalizza tutti gli altri automobilisti, costretti a confrontarsi con le insidie di arterie piene di pericoli, incomplete (389) o concepite già inadeguate (125), popolate da bestie di ogni genere, mucche, capre, maiali, (leggi 389) o dove è possibile avere un incidente e dover percorrere chilometri per cercare segnale e aiuto (leggi 125).

Il problema è noto ma questo non lenisce il fastidio. É legato all’orografia del territori e per risolverlo strutture di servizio elettrico. Gli operatori non hanno interesse economico in quanto non ci sono numeri per fare business. Quindi servirebbe un intervento della Regione. Aspettando il 6G con i suoi rimbalzi intelligenti impossibile chiamare e ricevere. Ivan Mameli sindaco di Bari Sardo da anni conduce una battaglia per abbattere questo divide che è digital ma anche e soprattutto politico. «L’Ogliastra non può continuare ad aspettare. Sulla 389 gli ultimi grandi lavori risalgono ormai a oltre trent’anni fa e il lotto fondamentale tra il bivio di Villagrande e lo svincolo di Arzana è ancora fermo. Non va meglio in cui manca l’ultimo tratto ma già mostra tutti i suoi limiti rispetto ai flussi di traffico attuali e alle esigenze». Il telefono non colma le lacune ma le amplifica. «A tutto questo si aggiunge – continua Mameli – che su queste strade troppo spesso manca persino la copertura telefonica, con evidenti conseguenze anche in termini di sicurezza e gestione delle emergenze. Non chiediamo opere straordinarie, chiediamo che l’Ogliastra abbia finalmente collegamenti moderni, sicuri e adeguati, al pari degli altri territori della Sardegna. Non possiamo più permetterci altri decenni di attesa».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi

COMMENTI