Dalla lite tra i tassisti a un’ipotesi di convivenza pacifica. Con una nuova idea in campo, in grado forse anche di evitare le lunghe attese all’aeroporto di Cagliari-Elmas. E se per i taxi si abbattessero i confini, quelli comunali?
L’idea frulla in testa a Omar Zaher, delegato ai Trasporti della Città metropolitana di Cagliari: «Premesso che dev’essere discussa con i tassisti e con la Regione per vedere se è fattibile, vorrei confrontarmi con tutti sulla possibilità di creare un bacino unico dei taxi per i 17 Comuni della Città metropolitana prima dell’ampliamento a 72. Una centrale unica che smisti i mezzi, così lavorano tutti, portano il pane a casa e si consente a cittadini e turisti di trovare un mezzo pubblico, anche all’aeroporto dove spesso non si trova. Per settembre chiederò un incontro con i tassisti, affinché mi dicano se è fattibile, e l’assessora regionale ai Trasporti, Barbara Manca».
La riforma
Sarebbe una rivoluzione, un cambio epocale. Zaher parte dalle lunghe code frequenti all’aerostazione di Elmas e dalla disperazione di chi nel centro città non trova un mezzo pubblico: «L’altro giorno ho portato io un turista a sporgere denuncia per il furto della sua auto: cercava un taxi da un’ora». In effetti sono pochi, almeno d’estate, all’aeroporto e non solo lì. Lo dicono molti sardi e turisti, ma non i circa 150 tassisti cagliaritani (doppie guide comprese, le vetture con licenza sono 105) più i quattro di Elmas che hanno accesso alle piazzole dell’aeroporto, mentre gli otto colleghi quartesi che presto saranno sedici, i quattro asseminesi, i due capoterresi (stanno per diventare quattro) e i tre pulesi ne sono esclusi. Le frizioni non sono mancate. «A Quartu hanno otto vetture per 70mila abitanti, non possono abbandonarli per fare servizio aeroportuale», commenta Massimo Orrù, guida della cooperativa “Quattro mori” e presidente di Federtaxi provinciale di Cagliari. Ma ora dalla terza città della Sardegna non chiedono più di poter utilizzare i parcheggi per i taxi all’aeroporto: «È stato solo un fraintendimento», precisa Simona Barbarossa, presidente del consorzio Taxi amico di Quartu.
Prove di pace
Orrù ascolta le istanze quartesi e almeno per ora accetta di scambiare il segno di pace: «Perché scontrarsi quando si può dialogare? Si facciano accordi tra Comuni sul servizio: se d’estate a volte non bastiamo all’aeroporto, è perché un volo è in ritardo e si sovrappone a un altro, ma conclusa ogni corsa torniamo a Elmas. Non possiamo tarare il numero di licenze sulle corse estive, perché poi nelle altre stagioni bivacchiamo su taxi fermi con scarsi incassi».
Al di là dei distinguo, resta la questione principale: a volte la fila di cagliaritani infastiditi e turisti delusi dalla porta della città (questo è un aeroporto) è gigantesca, con attese paragonabili alla durata di un volo di corto raggio. E di aprire l’aeroporto anche ai tassisti di Quartu, Capoterra, Assemini, Pula ed Elmas non se ne parla, malgrado gli appelli dei clienti appiedati con i bagagli. Con una precisazione: su chiamata i taxi di tutti i Comuni possono arrivare all’aerostazione, oppure trasportare viaggiatori in partenza con un volo, ma poi subito fuori: le piazzole davanti agli arrivi sono un’esclusiva di cagliaritani e masesi. Anche quando scarseggiano.
Che cosa fare
La Città metropolitana potrebbe aiutare a risolvere la questione dei taxi al “Mario Mameli” e in centro. Il sindaco metropolitano, Massimo Zedda, alza le mani: «L’aerostazione è a Elmas ed è quel Comune a rilasciare le licenze». Però i conducenti sono quasi tutti cagliaritani e non sempre bastano nella stagione calda. Di nuove licenze i tassisti cagliaritani non vogliono saperne, ma sono disponibili a parlare di istituzionalizzare le seconde guide: loro smontano e il mezzo pubblico continua a generare reddito, in tempi in cui i margini sono ridotti dai rincari dei prezzi del carburante. In un modo o nell’altro, insomma, qualcuno resta a terra.
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