Assalto alle coste

Cala Finanza, Villa Joy finisce sotto sequestro 

Sigilli anche a un sito archeologico Cinque persone indagate: i nomi 

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Villa Joy sotto sequestro e sotto sequestro anche 36 container e un sito archeologico (presunto) nella località di Cala Finanza, Punta La Greca-Cala Sedalis. Ieri mattina, poco prima delle 10 è scattata a Porto San Paolo l’operazione coordinata dal procuratore facente funzioni di Tempio, Alessandro Bosco e dal sostituto Sebastiano Carpinato. I magistrati ipotizzano una serie di reati urbanistici, ambientali e paesaggistici, collegati ai progetti, in parte realizzati, della società sardo brasiliana Tavolara Bay. Il personale del Corpo forestale (Ispettorato di Tempio), i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cagliari e del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Sassari, hanno eseguito il provvedimento di sequestro urgente che, nelle prossime ore, dovrà essere valutato dal gip del Tribunale di Tempio. Le contestazioni della Procura gallurese, risultato di una inchiesta che va avanti dallo scorso anno (ben prima delle proteste e delle manifestazioni), sono a carico di cinque persone, chiamate in causa a vario titolo. Si tratta dei committenti dei lavori (vertici di Tavolara Bay), dell’impresario incaricato degli interventi e dei professionisti che hanno diretto il cantiere.

Villa Joy condonata

Alla base del fascicolo penale c’è una valutazione dei pm, di natura strettamente tecnico urbanistica, che riguarda il cuore dell’operazione di Cala Finanza. In sostanza, la stessa autorizzazione Zes Unica (rilasciata e poi revocata dal governo) sarebbe in parte illegittima, perché lo è il cambio di destinazione di Villa Joy. L’immobile, che la Zes Unica trasforma in un ristorante, non può essere oggetto di una nuova destinazione, perché è stata al centro di una complessa procedura di condono edilizio. Sono state anche sequestrate delle piste, realizzate abusivamente secondo i pm, pure in difformità rispetto alla Zes Unica. Ieri in serata è arrivata una nota di Tavolara Bay: «Abbiamo piena fiducia nella giustizia e la società collaborerà con l’Autorità Giudiziaria nella ricostruzione dei fatti. In attesa di una più compiuta analisi della situazione da parte dei nostri avvocati, preferiamo non esprimere ulteriori commenti». Ieri tutti i dipendenti della società sono stati mandati a casa, persone che vivono grazie al reddito del lavoro a Cala Finanza. Stando a indiscrezioni, le interlocuzioni tra personale del Corpo Forestale, Carabinieri e i rappresentanti di Tavolara Bay, sono stati improntati al rispetto reciproco e alla cautela. La società ha chiesto e ottenuto il permesso di proseguire l’irrigazione delle piante messe a dimora dove è avvenuto il disboscamento ritenuto illecito. Una delle contestazioni è quella del taglio di alberi di pregio e macchia mediterranea.

Gli indagati

Sono stati iscritti nel registro degli indagati Felipe Goes De Faria, presidente di Tavolara Bay, Alberto Biancu, all’epoca dei fatti (quindi sino a poche settimane fa) amministratore della società, il padre di quest’ultimo, Gian Paolo Biancu, ex sindaco di Loiri e impresario incaricato delle opere, con loro i direttori dei lavori, i professionisti Cristian Puddu e Sergio Domenico Gonario Russo, entrambi di Nuoro. Uno dei difensori, Fabio Varone, contattato ieri sera, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione.

Il club per vip in funzione

Secondo i pm, nonostante tutte le vicissitudini di queste settimane (ricorsi e contro ricorsi al Tar) l’operazione Villa Joy stava andando avanti. Alla residenza sarebbero stati collegati funzionalmente 36 moduli prefabbricati, per una sostanziale attività turistico ricettiva che, dice la Procura di Tempio, non poteva essere autorizzata con la Zes Unica (che, comunque, è stata revocata).

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