Napoli. Gli sfollati salgono a quota 700, alcune zone della città sono senz'acqua da venerdì sera. Cresce la tensione a Pozzuoli dopo la scossa record, magnitudo 4.7, che ha provocato danni mai visti nei Campi Flegrei: così ieri mattina il porto cittadino è stato bloccato per un'ora da un migliaio di manifestanti, che invocavano interventi urgenti per alleviare i disagi della popolazione.
Tra loro attivisti, comitati e soprattutto tante famiglie, uniti nel chiedere un colloquio con il ministro Matteo Piantedosi, atteso a Napoli per una riunione operativa con i sindaci dell’area. Il responsabile del Viminale ha accettato di incontrare oggi in prefettura una delegazione, e questa disponibilità ha fatto rientrare la protesta permettendo la ripresa del traffico via mare con Ischia e Procida.
Intanto ieri sera, al termine del Consiglio dei ministri, si è saputo che il governo ha stanziato 100 milioni di euro per far fronte alle prime conseguenze del terremoto.
La situazione resta difficile, con il bilancio dei danni che a Pozzuoli cresce di giorno in giorno, man mano che i vigili del fuoco procedono nel controllo degli immobili. L'esito, ancora provvisorio, è pesante: 57 edifici inagibili, 395 unità abitative sgomberate e oltre 700 sfollati. Di questi, 568 hanno trovato una sistemazione autonoma. Tredici le scuole inagibili; 14 gli edifici di culto chiusi. Dati esaminati dal Centro coordinamento soccorsi che è tornato a riunirsi ieri, con il prefetto di Napoli, Michele di Bari, il presidente della Regione, Roberto Fico, e i sindaci interessati.
La scossa
E ieri in Toscana alle 10.15 in tanti si sono riversati in strada, spaventati da una scossa di terremoto di magnitudo 4.3 con epicentro a San Piero a Grado, frazione pisana nel cuore del parco di San Rossore, sette chilometri a ovest della città. Una botta percepita in gran parte della Toscana settentrionale e fin quasi a Firenze, ma che per fortuna non ha causato danni gravi agli edifici e al patrimonio storico e monumentale. Risulta danneggiato solo un immobile nel Pisano che ospitava tre nuclei familiari per complessive cinque persone costrette a trovare ospitalità da parenti e amici.
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