C’è il bar sotto casa, il ristorante del centro, il supermercato, il negozio di frutta e verdura di vicinato. Ma anche lo studio dell’avvocato, del commercialista o dell’ingegnere. Nel grande buco della Tari di Cagliari ci sono tutti. Famiglie e attività produttive, utenze domestiche e non domestiche. Ma è proprio guardando ai numeri di queste ultime che la fotografia della morosità della tassa sui rifiuti diventa eccezionale: dei circa 20 milioni di euro che la città dovrebbe incassare ogni anno dalla Tari delle utenze non domestiche, otto milioni non vengono pagati. Una voragine che rappresenta oltre il 40 per cento del gettito delle utenze non domestiche. Gli altri milioni che mancano sono delle famiglie. E alla fine il conto per Palazzo Bacaredda è pesantissimo: dieci milioni di euro di mancati incassi ogni anno, che diventeranno dodici nel 2027. Un buco che pesa sui conti del Comune e, inevitabilmente, si scarica sulle tasche di chi invece paga regolarmente.
Caccia al sommerso
Il fenomeno attraversa tutta la città: dentro quel piccolo esercito di morosi c’è di tutto. Ci sono quelli che potrebbero pagare ma scelgono di non farlo, e ci sono color che invece non riescono a sostenere la spesa. Furbi e fragili finiscono così nella stessa statistica, anche se rappresentano due problemi molto diversi. Eppure la macchina amministrativa non è ferma. Anzi. Dietro quei numeri c’è anche un’attività degli uffici comunali che nell’ultimo periodo ha accelerato sul recupero dell’evasione e dell’elusione, incrociando banche dati e andando alla ricerca di attività che utilizzano il servizio senza essere correttamente censite ai fini Tari. Un lavoro rafforzato anche dal protocollo con la Guardia di finanza e che nell’ultimo anno, per esempio, ha consentito di recuperare circa 900 utenze non domestiche. Posizioni che prima sfuggivano, in tutto o in parte, alla banca dati del Comune e che adesso sono entrate nel perimetro dei contribuenti chiamati a pagare.
L’attacco
È uno degli elementi sui quali Palazzo Bacaredda punta per allargare la platea e distribuire il costo del servizio su un numero maggiore di utenti. Resta però il problema della riscossione. Ed è proprio su questo fronte che le opposizioni attaccano. «La mancata riscossione è principalmente riconducibile alle note difficoltà della riscossione coattiva: cessazioni di attività, fallimenti di imprese, cambi di residenza e irreperibilità dei contribuenti», afferma Pierluigi Mannino (FdI). «Se si trattasse di crediti personali, la capacità di recupero sarebbe la stessa? Probabilmente no. È forse giunto il momento che si riconsideri l'impianto normativo», aggiunge. «Il Pef prevede una morosità per l'anno in corso di circa 10 milioni di euro, che si attesta a 12 milioni dal 2027 al 2029 Attualmente, un quinto del gettito totale viene assorbito dal rischio di mancata riscossione», sottolinea Giuseppe Farris, CiviCa 2024. «I numeri segnal ano che la morosità è lungi dall'essere efficacemente contrastata. In realtà è in costante crescita. Cresce di oltre il 20% nel 2027. Il recupero deve essere estarnalizzato e affidato a una struttura specializzata sotto il controllo del Comune».
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