Se il biglietto da visita è la stazione, diciamo che Cagliari potrebbe fare decisamente di più e meglio. Perché al netto dello storico bar-tabacchi che continua a garantire servizi a chi arriva e parte in treno, nella storica e imponente struttura - con entrata principale sulla piazza Matteotti ben rinnovata - c’è poco altro.
Nessun negozio, che aiuterebbe a ingannare l’attesa restituendo alla città la sua vocazione turistica e magari aiuterebbe a dimenticare anche per poco la lentezza dei treni sardi. Qualche sala d’attesa, i servizi igienici a pagamento: un euro, avverte il cartello appeso sopra la testa dell’uomo alla scrivania. In compenso il wi-fi funziona, è facile accedere alla rete ed è veloce.
Il tuffo nel passato parte davanti alla vecchia locomotiva a vapore entrata in servizio nel 1928, e prima ancora spingendo gli occhi oltre le vetrine che racchiudono l'esposizione del Museo delle Ferrovie dello Stato, ospitata nel maestoso edificio inaugurato il 23 luglio del 1879: quando ancora la zona era aperta campagna e la Compagnia reale delle Ferrovie sarde vide, nella vicinanza col porto, un ulteriore punto a favore per la costruzione della più importante stazione dell'Isola.
Proprio lì, dove oggi l'unica storia che si sente ripetere riporta all'inadeguatezza del trasporto su rotaie. Con la flotta effettivamente rinnovata ma ancora infinitamente troppo lenta per consentire alla Regione di fare quel tanto atteso passo avanti. Di superare le tante operazioni di facciata servite a poco e di vincere una battaglia di civiltà che non è sicuramente un semplice capriccio.
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