L’Europa aveva già dato la sua benedizione, ora è arrivato anche il via libera del ministero della Salute: i bovini sardi potranno lasciare l’Isola, le restrizioni per l’epidemia di dermatite bovina cadono del tutto.
La comunicazione è del direttore generale del dipartimento di Salute animale, Giovanni Filippini, che risponde a una nota inviata a Roma dall’assessorato regionale alla Sanità. In sintesi: vista la situazione epidemiologica e la copertura vaccinale raggiunta si «esprime parere favorevole alla ripresa della movimentazione dei bovini dalla Sardegna verso il restante territorio nazionale».
La riapertura non sarà comunque indiscriminata. La determinazione ministeriale richiama un parere del Cesme, il Centro di Referenza per la sanità animale, espresso lo scorso 23 dicembre. Le aziende dovranno rispettare tutte le condizioni previste dalla Regione che riguardano lo stato sanitario degli animali, i requisiti vaccinali, le modalità di certificazione, i controlli veterinari ufficiali e la tracciabilità delle movimentazioni.
Quella arrivata da Roma è un’ulteriore buona notizia per il settore, che aveva temuto il peggio a partire da giugno, quando la malattia aveva fatto la sua comparsa in un allevamento del Nuorese. Il blocco da allora era stato sempre più stringente, arrivando a interessare tutto il territorio regionale, anche alla luce di un focolaio scoperto dalla Penisola, innescato dall’esportazione di capi sardi. Lì l’intervento era stato drastico: tutti i capi, anche quelli sani, erano stati abbattuti nel giro di poche ore e la circolazione della malattia era stata bloccata sul nascere. Il morbo aveva poi colpito anche in Francia, soprattutto nell’alta Savoia, dove la vaccinazione a tappeto aveva arginato il dilagare del fenomeno.
Le aziende colpite in Sardegna, intanto, erano state 79. Ora, dopo la massiccia campagna vaccinale (resa obbligatoria dalla minaccia di mancati indennizzi per gli allevatori riottosi, in caso di perdite) il bollettino epidemiologico nazionale veterinario per il 2026 dice zero: nessun caso attualmente attivo di dermatite nodulare contagiosa. L’incubo sembra passato.
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