Regionale 4753: la protesta è puntualissima e corre spedita sul binario numero 7. «Qui l'unica cosa veloce è la fantasia di chi continua a fare promesse sempre disattese», sbuffa l'uomo che sfida il freddo e il sistema dei trasporti sardi, che - nel caso dei treni - è decisamente ancora troppo lento rispetto agli obiettivi gloriosi ripetuti nel tempo. Con i pendolini arrivati nel 2015 che non hanno mai pendolato, i nuovi mezzi all'avanguardia che si scontrano con infrastrutture inadatte e gli investimenti di Regione e Rfi: sostanziosi ma incapaci di dare una svolta alla tanto attesa rivoluzione su strada ferrata. Perché se oggi l'Isola vanta la flotta più moderna d'Italia, i tempi di percorrenza su rotaie restano decisamente lontani dal minimo sindacale dell'accettabile. Con le ovvie proteste di chi, in una mattina come tante, si ritrova nella stazione di Cagliari affacciata su piazza Matteotti.
Una sfida persa
Saranno più veloci, ma chissà quando. Perché a oggi la situazione sembra, paradossalmente, quasi peggiorata. Non regge sicuramente il confronto tra treno e macchina. Non se per percorrere il tratto Cagliari-Macomer, in vagone, si impiegano anche 2 ore-2 ore e venti per circa 120 chilometri totali su rotaie. «Non certo il massimo: mi alzo alle 4 e mezza per prendere il treno dell’ora dopo. Arrivo qui più o meno alle 7 e 45», racconta Emanuele Zedda, studente universitario di Economia aziendale che come tanti altri pendolari quasi ogni giorno perde 4 ore e quaranta per raggiungere il capoluogo sardo e poi rientrare a casa. «Da anni si sente parlare di tempi di percorrenza ridotti ma sinceramente mi sembra che non sia cambiato nulla da questo punto di vista. La realtà è che i nostri treni restano lenti, mentre i mezzi sono decisamente più nuovi, puliti e abbastanza puntuali».
Ma non c’è competitività, perché optando per l’automobile - e rispettando i limiti di velocità - si risparmierebbe circa mezz’ora a tratta, digitando su Google Maps lo stesso tragitto; quindi un’ora tra andata e ritorno. Abbastanza per spingere tanti a preferire il mezzo privato. E più si allunga la tratta più la differenza cresce impietosamente, mostrando con prepotenza i limiti irrisolti del trasporto sardo su rotaie.
Olbia e Sassari
Il caso più emblematico è probabilmente il Cagliari-Olbia, che può metterci più di quattro ore per collegare i due capi dell’Isola: «In macchina arrivo in tre ore», commenta Eleonora Sanna, appena uscita dal 4753 con le sue valigie, «si deve sicuramente migliorare. Perché sino a quando i tempi saranno questi, il treno difficilmente diventerà una valida alternativa all’auto. In un certo senso è un disservizio, sia per noi studenti che per chi si deve spostare per questioni lavorative o personali». Lo stesso treno porta Carolina Giagheddu e nuove proteste: «Quattro ore con lo scalo, 3 e mezza col diretto. Troppi in ogni caso. Alla fine è più facile andare a Roma che raggiungere Cagliari. Siamo decisamente indietro rispetto a ogni altra realtà italiana e non ne capisco le ragioni».
Altrettanto difficili da capire sono le tre ore e quarantaquattro minuti con quindici fermate intermedie che deve mettere in conto chi deve raggiungere Sassari da Cagliari e viceversa. Tempi lontanissimi dall’entrata in servizio del pendolino nel 2015, col suo viaggio inaugurale di due ore e mezzo accompagnato dalla promessa che si sarebbe scesi a due: «I classici proclami del politico di turno, perché a distanza di dieci anni ci vuole il doppio del tempo. Roba da terzo mondo, davvero una vergogna», taglia corto Roberto Fais, che si unisce al coro dei malcontenti.
Resistono i disagi per chi si sposta dal Sulcis, con i lavori di ammodernamento sulla linea Decimomannu-Iglesias/Carbonia iniziati a luglio dell’anno scorso e destinati a concludersi a fine dicembre di questo, che costringono i viaggiatori a partire in autobus per prendere il treno solo alla stazione di Decimomannu, con circa quindici minuti in più.
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