Amsicora.

“Sportello del cuore”, nel centro sociale c’è anche il cardiologo 

Roberto Tumbarello, ex primario del Brotzu «Serve più supporto emotivo per i pazienti» 

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Non un Centro di quartiere come gli altri. In via Fermi, all’Amsicora, l’ex scuola dell’infanzia, in disuso da anni e ormai in stato di abbandono, ha inaugurato una nuova vita come primo Centro polifunzionale intergenerazionale della città. Uno spazio aperto all’incontro, alle associazioni e alla socialità, «di tutte le età – ci tiene a sottolineare Annamaria Cerino, presidente dell’associazione Quartiere Amsicora –, ma prima di tutto agli anziani, che finora non trovavano uno spazio in cui passare il tempo e contrastare la solitudine». Il progetto nasce da un’iniziativa dei residenti e dall’idea di restituire alla comunità un luogo rimasto inutilizzato per anni. «È stato un momento fortunato – racconta Cerino –. La nostra idea di ridare vita a uno spazio centrale nella vita del quartiere si è allineata ai progetti comunali e tutto si è concretizzato davvero velocemente». Il Centro è appena partito, ma la proposta è già articolata. I 14 soci fondatori hanno messo a disposizione della comunità le proprie professionalità e competenze: «Dagli psicologi ai nutrizionisti, dallo sportello per la cittadinanza attiva a quello per l’alfabetizzazione digitale», spiega Cerino.

Tra le iniziative c’è anche lo “Sportello del Cuore”, ideato e diretto dal dottor Roberto Tumbarello, storico primario del reparto di cardiologia pediatrica del Brotzu, ormai in pensione. Un progetto nato dall’esperienza di oltre quarant’anni di lavoro a contatto con i pazienti e da un’osservazione personale sulla sanità italiana: «Un sistema allo sfascio anche dal punto di vista dei rapporti umani e della comunicazione tra professionista e paziente», spiega. L’obiettivo è colmare quella distanza che, davanti a una malattia o a una terapia, può rendere ancora più difficile affrontare il percorso di cura. «Vogliamo aiutare le persone, dalla cardiologia prenatale alla cardiochirurgia, ad affrontare più serenamente le terapie, a comprendere le informazioni fornite dai medici e a superare quel muro dettato dalla distanza di competenza tra le due parti». Un problema che, secondo Tumbarello, emerge anche davanti al consenso informato. «Spesso firmato senza comprendere fino in fondo ciò che c’è scritto. Quello che più spesso manca è il supporto emotivo». Dubbi, paure, difficoltà a comprendere le informazioni mediche o a orientarsi nella burocrazia: lo sportello vuole offrire uno spazio di ascolto e accompagnamento, senza visitare o sostituirsi ai medici. «Un luogo in cui le persone possano essere ascoltate, comprese e aiutate a capire – sintetizza Tumbarello –. Perché curare non significa solo operare o prescrivere, ma anche saper comunicare».

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