CAtania. Tre giorni di stop ai voli, prolungato fino alle 16 di oggi, ed è emergenza voli a Catania per l’intesa attività dell’Etna. La nube di cenere emessa dall’attività esplosiva presente al cratere Voragine ha messo in ginocchio lo scalo internazionale Vincenzo Bellini che, secondo il ministro Nello Musumeci, sarebbe «fuori posto». Le cifre parlano da sole della crisi: dall’8 all’11 agosto sono saltati all’aeroporto di Catania, tra mancati arrivi e partenze e cancellazioni, circa 700 voli. Ne sono stati cancellati circa 400 in partenza e altri 52, secondo il sito della Sac, ieri. I voli riprogrammati in altri scali sono oltre 400: tra questi, più di cento sono stati dirottati dall’inizio dell’emergenza su Comiso, una cinquantina, nella sola giornata di martedì, su Palermo, e altri 22 voli su Trapani. Ieri alcuni voli sono stati assegnati anche allo scalo calabrese di Lamezia Terme. Decine di migliaia di passeggeri sono rimasti a terra.
Le perdite
A rendere la situazione ancora più complicata è stato il blocco dei voli, per “contaminazione” di cenere vulcanica, anche dell’aeroporto di Comiso, che ieri mattina però è tornato pienamente operativo. L’aerostazione Vincenzo Bellini non è più presa d’assalto come nei giorni scorsi, c’è sempre chi spera di potere partire, la maggior parte delle presenze è legata agli autobus programmati a Palermo, Trapani, Comiso e Lamezia Terme.
Prova a fare una prima stima dei danni per il turismo Assoesercenti: «Potrebbe collocarsi indicativamente tra 12,8 e 24 milioni di euro». L’associazione chiede di «passare dalla gestione emergenziale alla programmazione preventiva» e propone la «creazione di una cabina di regia permanente».
La polemica
E sull’emergenza è intervenuto il ministro della Protezione civile Nello Musumeci sottolineando che la situazione di ieri «ripropone un problema che la Sicilia conosce da tempo». Ad essere «fuori posto», afferma Musumeci, non è «il vulcano, ma l’aeroporto». Nel 1999, da presidente dell’allora Provincia Regionale di Catania, «avevo evidenziato i limiti dello scalo di Fontanarossa e della sua particolare vulnerabilità legata alla vicinanza con l’Etna». Per questo, aggiunge, «inserimmo nel Piano territoriale provinciale la proposta di una delocalizzazione dello scalo», da realizzare «nella Piana tra Catania ed Enna, pensato al servizio di sette province su nove», ma «quella mia idea non trovò sostegno». Parole che infiammano la polemica politica. Il deputato di Italia viva Davide Faraone ha invitato il ministro a «intervenire sull’aeroporto di Catania invece di dire “l’avevo detto”».
Il Pd, col segretario regionale e componente della commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo, attacca la gestione dell’emergenza della Sac, definendola «incompetente e inadeguata». Per Roberta Schillaci, vice capogruppo del M5s all’Assemblea regionale siciliana, i «vertici Sac sono da defenestrare: troppa improvvisazione e nessuna scelta strategica da parte del governo regionale». Il governatore Renato Schifani sottolinea che «la Regione sta collaborando con le società con collegamenti straordinari e attivando la Protezione civile». E la Sac? È il momento di lavorare insieme, si sottolinea dalla società, per supportare le compagnie ad assicurare la massima continuità possibile dei collegamenti e l’assistenza ai passeggeri. Etna permettendo. Il vulcano infatti non accenna a fermarsi: continua l’attività a Voragine, con boati e l’emissione di una nube vulcanica, e l’emissione di flussi lavici nella desertica Valle del Bove da tre delle quattro “fratture” che si sono aperte sul fianco del vulcano.
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