L’emergenza in Ostetricia e Ginecologia del Santissima Trinità non è terminata, la disponibilità di alcuni medici ad andare sotto Ferragosto a coprire turni per scongiurare la chiusura (avvenuta e poi rientrata lunedì scorso nel giro di mezza giornata) di un punto nascita fondamentale per l’area vasta di Cagliari e oltre, non ha certo risolto i problemi del reparto.
«Si tratta solo di una soluzione-tampone, e la carenza di personale è cosa nota, lì come altrove, ma evidentemente non si vogliono mettere in campo le strategie che possono far invertire la rotta. Bisogna agire ora, siamo già in forte ritardo, se è vero che le risorse per la sanità ci sono, per quale motivo non vengono dirottate anche dove effettivamente potrebbero fare la differenza?», avverte Luigi Mascia, presidente regionale del sindacato Cimo Fesmed e direttore del Dipartimento Materno Infantile dell'Arnas Brotzu.
La proposta
«È il momento di fare un grande investimento economico sulle Neonatologie dei punti nascita e delle Pediatrie della nostra regione», sottolinea dottor Mascia. «La carriera ospedaliera non è più attrattiva per le nuove generazioni (a causa della remunerazione inadeguata all’impegno richiesto, di turni massacranti, di contenziosi medico-legali in crescita esponenziale). Una situazione, se non compresa e governata, che porterà al crollo dell’assistenza ospedaliera nell’intera rete pediatrica regionale».
Le graduatorie
Eppure, ci sono le graduatorie Ares con decine di specializzandi che non vengono presi in considerazione perché non abilitati a svolgere i turni in autonomia, ma devono essere affiancati da un tutor. «È necessario proprio adesso affiancare alle soluzioni-tampone degli “specialisti itineranti”, l’ingresso nel Servizio sanitario regionale di questi specializzandi che, affiancati da colleghi esperti, potrebbero iniziare l’attività e nel contempo verrebbero fidelizzati ad una carriera ospedaliera che rimane comunque affascinante e potenzialmente ricca di soddisfazioni. Nelle altre regioni lo fanno, perché in Sardegna no?».
Cimo Fesmed ricorda che «la Pediatria non è l’unica specialità in sofferenza, lo sono tutte quelle che lavorano nell’emergenza-urgenza e nelle branche chirurgiche in particolare: i punti nascita chiudono anche per mancanza di ostetrici e non solo dí pediatri».
La denuncia
Intanto al Brotzu i sindacati denunciano «reparti e sale operatorie al collasso» e «un sovraccarico di lavoro ormai insostenibile» per medici e infermieri. «Si chiedono fino a 12-14 pronte disponibilità al mese, e una quantità di prestazioni aggiuntive, che poi non vengono neppure pagate regolarmente».
Uil Fp, Usb Sanità e Cisl e Fp hanno scritto una lunga lettera alla presidente della Regione e assessora alla Sanità, chiedendo «quanto potrà ancora reggere il Brotzu? Perché oggi il problema non è più soltanto quanti operatori mancano. Il problema è come si pretende di garantire che una delle strutture sanitarie più importanti della Sardegna vada avanti con organici insufficienti, turni aggiuntivi, pronta disponibilità e una continua richiesta di sacrificio al personale».
I tre segretari – Fabio Sanna, Gianfranco Angioni e Luciano Serra – sottolineano che «la pronta disponibilità è uno strumento contrattuale destinato a esigenze specifiche, e non può diventare il meccanismo ordinario per garantire la copertura dei servizi. Lo stesso vale per le prestazioni aggiuntive, non possono essere il modo con cui si sostituiscono stabilmente le assunzioni che non vengono fatte. Non solo, si chiede ai lavoratori di mettere a disposizione il proprio tempo per garantire servizi che dovrebbero essere coperti da organici adeguati, e si pretende che questo avvenga senza una certezza piena e strutturale sulla relativa remunerazione».
Concludono: «Da questo momento, la responsabilità delle scelte è politica. Se arriveranno ancora rinvii, silenzi o promesse senza copertura, sarà l’inizio della mobilitazione».
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