L’indagine

Rottami di un caccia caduto 50 anni fa 

Il pilota planò a motori spenti sino al mare evitando di schiantarsi su Sarroch 

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I rottami recuperati a Maddalena Spiaggia non sono del “Volpe 132”, ma di un caccia F-104 caduto in mare il 14 dicembre 1976, dopo una spettacolare planata a “motore spento” che il pilota, il capitano Alessandro Montalbetti, riuscì con abilità e coraggio a portare a termine per evitare che l’aereo – ormai senza propulsione – precipitasse sulle case. Solo quando alla fine il velivolo riuscì ad affacciarsi sul mare davanti a Sarroch, volando a poche decine di metri d’altezza, il militare si mise in salvo eiettandosi e venendo poi recuperato. Un gesto eroico che evitò conseguenze gravissime per i civili e che, in queste ore, è riemerso dal passato dopo la consulenza del Ris disposta dalla Procura che ha chiarito la provenienza dei rottami.

La consulenza

Il Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, che ha lavorato nella caserma San Bartolomeo di Cagliari con il supporto tecnico degli specialisti di Leonardo (ex Finmeccanica), ha chiarito che i componenti metallici recuperati non appartengono all'elicottero Agusta A109 “Volpe 132”, scomparso il 2 marzo 1994 al largo di Muravera con a bordo il brigadiere Fabrizio Sedda e il maresciallo Gianfranco Deriu. L’ipotesi era emersa per delle sigle stampate in viti e bulloni, compatibili con quelle usate su quel tipo di elicotteri. I rottami sono invece stati identificati come parti di un Lockheed F-104 Starfighter pilotato dal capitano Alessandro Montalbetti, in forza al 154° Gruppo del 6° Stormo di Decimomannu e scomparso nel 2012. Dopo il decollo, il velivolo fu colpito da uno spegnimento del motore in volo — un flameout — che ne causò la progressiva perdita di quota. Montalbetti, scomparso poi nel 2012, riuscì a mantenere il sangue freddo, tenendo in volo l’aereo quel tanto che bastava per indirizzarlo verso il mare aperto, lontano dalle zone abitate.

L’analisi del Ris

A complicare inizialmente il quadro erano state le sigle rinvenute su alcuni bulloni dei rottami, in particolare la dicitura “NAS” (National Aerospace Standards), che compariva anche negli Agusta, incluso l’A109 scomparso nei cieli di Muravera. Un esame più approfondito dei carabinieri ha però dimostrato che si tratta di uno standard talmente diffuso nell’industria aerospaziale militare da non poter costituire, da solo, un elemento identificativo univoco. Le comparazioni metallurgiche e strutturali condotte nei laboratori di San Bartolomeo dai Ris, guidati dai colonnelli Andrea Berti e Marco Palanca, hanno invece indirizzato gli investigatori sull’ipotesi dell’F-104. È poi emerso che, già il 17 luglio 2012, il Nucleo Subacquei dei Carabinieri aveva effettuato delle immersioni a Frutti d’Oro, recuperando in quell’occasioni alcuni frammenti aeronautici e, soprattutto, degli ordigni bellici. Di recente, infine, è arrivata la certezza sul fatto che quei rottami siano del caccia caduto esattamente cinquant’anni fa.

Verso l’archiviazione

Con l’identificazione ormai definita, il nuovo fascicolo aperto dal pm cagliaritano Andrea Chelo è destinato a essere archiviato, senza la riassegnazione al procuratore aggiunto Guido Pani che, invece, gestisce dal 1994 le indagini sulla scomparsa del “Volpe 132”. Resta aperto, dunque, il mistero della cosiddetta “Ustica sarda” che dura da 32 anni con le famiglie delle vittime, assistite dagli avvocati Carmelino Fenudi e Luca Argiolas, che sperano sempre di avere risposte definitive. Per anni si parlò di incidente, ma le perizie rilanciarono poi l’ipotesi che il velivolo della Finanza sia stato abbattuto, colpito da un proiettile o esploso in volo.

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