Il dolore

«È un guerriero» Domenico vive nel cuore di mamma 

A La Caletta la madre del piccolo morto per un trapianto sbagliato 

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«Domenico è un guerriero», ripete come un mantra Patrizia Mercolino. «La forza me la dà lui. Sono soltanto la madre di una creatura che aveva una voglia matta di vivere. Il 28 agosto è il suo compleanno, avrebbe fatto tre anni. Ho deciso che festeggeremo lo stesso questa ricorrenza, gli farò una bella cosa davanti al cimitero. Occorre reagire al dolore, soprattutto perché ho altri due figli da crescere: ho bisogno di tenere vivo il ricordo di Domenico per loro». E sui medici che hanno impiantato al bimbo di poco più di due anni un cuore visibilmente danneggiato, perché conservato con il ghiaccio secco, la madre-coraggio sentenzia: «Non li perdonerò mai».

Caparbietà

Patrizia Mercolino parla al tg di Videolina dal centro della Sardegna. Da La Caletta di Siniscola, da quella località della costa orientale raggiunta per gridare al mondo un concetto: «Mio figlio Domenico era unico, lo dirò sempre a tutti. Sarà sempre con noi». La donna campana è stata accolta da un caloroso applauso, negli spazi dell’Area fraterna, mercoledì notte, in occasione di uno degli eventi più attesi della Pastorale del turismo. Ha deciso di accettare di buon grado l’invito del vescovo di Nuoro e Lanusei, Antonello Mura. Sì, perché fin dal primo istante, da quel terribile giorno di febbraio di quest’anno, ha deciso di reagire al dramma che l’ha travolta a modo suo. Dunque, da mesi gira l’Italia, per condividere un immenso dolore, dopo la perdita del suo piccolo, a causa di un trapianto effettuato all’ospedale Monaldi di Napoli. Così, il libro “Un cuore bruciato”, presentato anche in Sardegna, ha il sapore della scossa. «Devo reagire, non ho alternative. Sto cercando di sopravvivere, per riuscire ad andare avanti. Lo devo a Domenico: il mio bambino sarà sempre qui, non dovrà mai essere dimenticato».

Madre-coraggio

Antonello Mura guarda e ascolta Patrizia Mercolino con ammirazione. Questa donna minuta è arrivata a La Caletta con tutta la sua famiglia: il marito e gli altri due figli. «Questa mamma, con la sua storia e il suo racconto, ci insegna una cosa importantissima: il coraggio», premette il vescovo di Nuoro e Lanusei. «Poi, la testardaggine. Ci sta insegnando, ogni giorno, che non dobbiamo lamentarci per quello che accade. Anzi, dobbiamo affrontarlo coraggiosamente». Quindi aggiunge: «Avere questa testimonianza con noi è importante perché, anche nel tema “largo ai sognatori”, pure chi ha visto infrangere il proprio sogno, come il proprio figlio, ha diritto di sognare. E ha diritto di raccontare come reagisce a quello che le è capitato in questa maniera sorprendente».

Haters

Un libro per cercare di raccontare la storia di Domenico Caliendo. Un quadretto familiare intimo, toccante. Un bimbo che per Patrizia Mercolino era «un dono inatteso, accolto con gioia e un pizzico di timore: il terzo di tre bellissimi figli». In questo lavoro editoriale la madre del piccolo deceduto lo scorso 21 febbraio ha ripercorso prima le fasi della malattia, poi il momento del trapianto. E la gioia improvvisa, per quell’organo compatibile, che in pochissimo tempo cede il passo al dramma: è l’inizio della fine. Un libro che sa di sfogo, «per evitare che queste situazioni non si ripetano mai più», spiega Patrizia. E ai leoni da tastiera rivolge queste parole: «Il dolore è mio, ognuno reagisce come crede».

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