Cresce in città il numero delle persone in eccesso di peso che si rivolgono alla chirurgia bariatrica, dal bypass gastrico alla sleeve gastrectomy, per ridurre stomaco e intestino. Nell’ultimo anno sono stati effettuati 200 interventi, che nell’80% dei casi hanno riguardato donne entro i 65 anni. Sono stati invece 6 i casi di “super-obesi” (oltre 300 chili) trattati con l'ausilio della chirurgia robotica, tecnica che negli Usa è già un'importante realtà, con il 40% degli interventi eseguiti in questo modo, mentre in Italia rappresenta appena il 3,5% del totale dei trattamenti.
Il centro
Il punto di riferimento è la Struttura di chirurgia dell'obesità dell’Arnas Brotzu - unico Centro di eccellenza nell’Isola accreditato Sicob (Società italiana di chirurgia dell’obesità e malattie metaboliche). A dirigere l’unità operativa è il chirurgo Giovanni Fantola, 45 anni - balzato di recente agli onori della cronaca per aver utilizzato con successo una tecnica avanzata per la ricostruzione della parete addominale (Tarm). Medico che ieri, all’ex Manifattura Tabacchi di viale Regina Margherita, ha presieduto il convegno “La cura dell’obesità tra Boomer, Millennials e Gen Z”: di fronte ad una platea affollata, specialisti da tutta Italia hanno dato vita ad una giornata di confronto tra chirurgia e nuove terapie. Il tutto partendo da una visione moderna basata sul riconoscimento dell’obesità non più come mancanza di volontà, ma come malattia cronica complessa.
L’approccio
«L’obesità non dev’essere stigmatizzata, non è una colpa, è una patologia che va curata», spiega Fantola, «l’Italia è stata il primo Paese al mondo ad aver sancito questo riconoscimento per legge. Non esiste più “devi dimagrire”, se hai problemi di peso devi rivolgerti al medico». Una dieta restrittiva non basta. «È necessario un approccio multidisciplinare che richiede la presa in carico da parte di più specialisti: endocrinologi, nutrizionisti, psicologi, etc. Un percorso che nei casi gravi, che necessitano di intervento chirurgico, può durare oltre tre mesi. L’aspetto che bisognerebbe potenziare è quello dei Pdta (Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali) che prendano in carico i pazienti e li indirizzino ai centri di riferimento. Ci stiamo lavorando».
Il confronto
Tra i relatori, Maurizio De Luca, 60 anni, presidente nazionale Sicob, che ha illustrato i dati Istat 2025. Numeri allarmanti: 6 milioni di obesi in Italia, 1 adulto su 2 sovrappeso, aumento dell’obesità femminile 18-34 anni del 75% dal 2016, obesità tre volte più frequente nei gruppi sociali svantaggiati, obesità tra bambini e adolescenti al 26%, in crescita. «Il problema è l’inerzia diagnostica», sottolinea, «ci sono 104 centri Sicob che coprono le figure necessarie per l’approccio multidisciplinare, eppure solo il 3% di chi dovrebbe rivolgersi a questi centri lo fa. Questo perché resistono vecchie concezioni, del tipo “mangia meno, muoviti di più”». La Sardegna sta peraltro meglio rispetto ad altre regioni del Meridione. Tuttavia i problemi non mancano: i sardi adulti in sovrappeso sono il 37%, quelli con obesità il 23%, con leggera prevalenza femminile. Bambini e adolescenti in sovrappeso: 15%. Con obesità: 7%.I lavori sono stati aperti da Piergiorgio Calò, prorettore dell’ateneo cittadino, e Giovanna Demontis, presidente del Rotary Club Cagliari Nord. Un focus è stato dedicato all’obesità nella vita di una donna. Tra i tanti temi anche i disturbi dell’alimentazione nell’era dei social. Una sessione tecnica è stata dedicata alla chirurgia bariatrica, con interventi in diretta. Riflessione, infine, sui nuovi farmaci a base di GLP-1 (ormone che regola la glicemia) ragionando sulla possibilità di integrarli con la chirurgia e sul momento più appropriato per utilizzarli.
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