politica

Elezioni più vicine, ma sulla nuova legge c’è il rischio ricorsi 

Mattarella firma il testo sulle regole del voto Il Campo largo prepara la via per la Consulta 

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Approvata in via definitiva la legge elettorale, promulgata in serata dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, al Campo largo non resta che guardare alla Consulta. È questo il prossimo step della battaglia contro il “Melonellum”. Sull’altro fronte, la maggioranza si interroga sull’ipotesi del voto anticipato: ormai non è più un mistero che Giorgia Meloni preferisca le elezioni in primavera, al di là delle dichiarazioni ufficiali, e a dispetto degli alleati che frenano.

Giuristi in azione

Le contestazioni alla legge, elaborate insieme ad alcuni giuristi, sono già pronte: si va dalla parità di genere alle firme, fino al premio per il Senato. Dopo lo scontro in aula, insomma, l’opposizione proseguirà sul terreno giurisdizionale. Ma l’ultimo via libera alla riforma mette in moto anche una serie di azioni pratiche, propedeutiche alla corsa verso le Politiche 2027. Una tra tutte, quella del M5S che tende la mano ai centristi di Alessandro Onorato: un'operazione fatta al Senato e volta ad aggirare la soglia delle 6mila firme che le liste non presnti in Parlamento devono raccogliere in ogni circoscrizione per potersi presentare.

La strategia prevede che il senatore Luigi Nave lasci il gruppo M5S («per servizio a democrazia e partecipazione», dice) e aderisca alla componente di Avs del gruppo misto di Palazzo Madama. Il passaggio punta a creare, all'interno del misto, una nuova componente vicina al Nuovo Psi di Enzo Maraio e al Progetto civico Italia di Onorato, per consentire alla futura lista centrista di poter raccogliere “solo” 1.500 firme. Nave «è e resta del M5S - chiariscono da Campo Marzio - si è solo fatto carico di una battaglia che riguarda tutto il Movimento. Non una manovra di palazzo» ma una mossa «contro una legge liberticida e antidemocratica».

«Avevamo rivolto un appello a tutte le forze del centrosinistra contro una norma palesemente incostituzionale, creata ad arte per impedire che ci presentassimo alle prossime elezioni», esultano Onorato e Maraio, ringraziando la «sensibilità e attenzione di tutti», ma riconoscendo a Giuseppe Conte la concretezza della sua risposta. Anche il Pd è pronto a prestare soccorso ai “piccoli”. Mentre Iv vuole stringere i rapporti con i Moderati di Giacomo Portas in vista della costruzione di “Casa Riformista”. Resta il nodo dei tempi e dei modi delle primarie per scegliere il leader del centrosinistra. Per il M5S vanno fatte al più presto, «un attimo dopo» aver messo nero su bianco un programma unitario. Il Pd non ha la stessa fretta, anche perché aspetta la propria assemblea nazionale (il 18 ottobre).

Il centrodestra

Nella maggioranza, la Lega avverte: sulla legge elettorale «abbiamo fatto la nostra parte», ora sull'Autonomia differenziata «bisogna andare in fondo altrettanto rapidamente». Il che non significa opporsi all’eventuale richiesta di Meloni di voto anticipato: purché però non si complichi il percorso delle quattro regioni del nord (Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria) in corsa per la devolution.

Intanto, per puntare al 42% di coalizione che vale il premio di maggioranza, FdI ha chiuso un accordo elettorale con Sud chiama Nord di Cateno De Luca, che potrà formare una componente parlamentare nel gruppo Misto alla Camera con un paio di “prestiti”: anche in questo caso l’obiettivo è consentire a ScN di raccogliere solo 1.500 firme anziché 6mila. Sulla data del voto, nuove valutazioni potranno avvenire nel prossimo vertice fra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Dovrebbe essere convocato per lunedì pomeriggio oppure martedì, prima del Consiglio dei ministri. L’autonomia differenziata potrebbe essere la chiave di volta per Meloni per vincere le resistenze leghiste sul voto in primavera.

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