Mentre l’aeroporto di Cagliari incassa il primato nazionale per qualità (una sommatoria di voli puntuali, esperienza dei passeggeri e servizi), la fusione degli scali sardi prende una nuova piega con una narrazione politica che sembra pensata per edulcorare la consegna del trasporto aereo dell’Isola a F2i Ligantia. Ma di concreto, sulla correzione dei rilievi mossi dalla Corte dei conti, passi avanti non ce ne sono. Anzi. Quello che viene fuori ha il sapore di un esercizio linguistico.
La premessa
La bussola per ricostruire il tentativo della maggioranza di dare una nuova veste alla gestione unica a guida F2i, con il Mameli di Cagliari privatizzato e poi messo nella stessa holding di Olbia e Alghero, sono le ultime note stampa diffuse dalla Giunta. In nessuna, per esempio, è scritto che si farà una gara pubblica, come invece richiede la Corte nel rispetto del Tusp, il Testo unico delle società pubbliche, a cui è assoggettata anche la Camera di commercio di Cagliari e Oristano, gestore dello scalo del capoluogo attraverso Sogaer, controllata al 94,45%. Un’assenza, questa della gara, ammonita pure dall’Anac, l’Autorità nazionale per l’anticorruzione, il cui parere negativo si è aggiunto nel 2023 a quello della stessa Corte che lo scorso luglio ha nuovamente contestato l’operazione attraverso la procuratrice Valeria Motzo. È successo con la parifica del bilancio regionale, a cui è seguita l’apertura di un’indagine. Motzo, nella sua requisitoria, aveva parlato di «sussistenza di aspetti poco chiari».
La ripetizione
Anche quando la Regione annuncia cambi nell’operazione («Non si sta procedendo a una semplice fusione»), nella pratica non si intravedono novità. Passi concreti in questo senso. Anzi: la holding della gestione unica, il contenitore entro cui far convergere gli aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero, viene derubricato a parole a «strumento societario per ricondurre i tre scali a un centro unitario di gestione e coordinamento». Ma lo scenario finale resta immutato: la Sardegna si ritroverebbe ad avere il sistema del trasporto aereo interamente gestito da F2i Ligantia. Anche perché «la rete ministeriale» a cui Todde e alleati dicono, nella nuova narrazione, di voler arrivare, sarebbe comunque successiva alla privatizzazione dello scalo di Cagliari e alla gestione unica.
I passaggi
Nel precedente accordo preliminare, il Term sheet sottoscritto da F2i Ligantia, Camera di commercio e Regione in primavera, il fondo di investimento, da futuro azionista di maggioranza col 50,25%, aveva fatto mettere nero su bianco il diritto alla vendita delle proprie quote nel giro di ventisette mesi dalla chiusura dell’operazione. Ciò che manifesta la volontà di avere da subito le mani libere, in base alle logiche di mercato, anziché sottostare ai protocolli di una rete aeroportuale ministeriale, soggetta a controlli periodici. E questo malgrado la Giunta, sempre nei comunicati a firma dell’assessora ai Trasporti, Barbara Manca, sostiene di volere la rete ministeriale come nuovo «disegno industriale», proprio «a seguito dei rilievi formulati dalla Corte dei conti sulla precedente configurazione dell’operazione». Ma se così fosse, nelle note stampa si dovrebbe trovare il riscontro pure sul rispetto del principio di territorialità a cui viene richiamata la Camera di commercio. Invece l’ente di Cagliari e Oristano, che nella holding avrebbe il 40,5%, si è candidato a spostare i propri affari sugli aeroporti Olbia e Alghero. La società verrebbe completata dal 9,25% della Regione, a fronte di un esborso di 30 milioni.
La posizione
I vincoli dello Statuto camerale che verrebbero violati sono citati pure nel nuovo appello contro la privatizzazione dello scalo di Cagliari. Ieri l’ha lanciato il presidente di Federalberghi Sud Sardegna, Fausto Mura, partendo dalla classifica di Airhelp che fa del Mameli il miglior aeroporto italiano (il monitoraggio è stato fatto dal 1° maggio 2025 al 30 aprile 2026, durante la gestione dell’Ad Fabio Mereu). «Eppure – scrive Mura – vogliono svendere la porta della Sardegna, andando contro la tutela di quell’interesse pubblico richiamato dalla stessa Corte dei conti. Vorrei ricordare – continua il ragionamento – che peggio di un eventuale monopolio pubblico c'è solo il monopolio privato, con il risultato di incanalare il traffico solo dove più guadagna. O di chiedere contributi agli operatori turistici per farlo arrivare. Fortunatamente per discostarsi dal parere della magistratura contabile Regione, ente camerale e F2i dovranno motivare analiticamente le proprie ragioni». Che però, al momento, non emergono.
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