Rotoli di carta igienica che volano dalla strada e si srotolano negli alberi di fronte all’ingresso scolastico mentre i petardi scoppiano tra i piedi di chi si è radunato di fronte alla scuola. Qualcuno ha scritto su un cartone “Da domani organizzatevi per l’acqua”, un altro all’ingresso mostra la foto, fatta con l’intelligenza artificiale, di una blatta in un banco di scuola con un alunno. Gli slogan si rincorrono da un gruppo all’altro mentre diversi studenti, arrivati in solidarietà, si confondono nei marciapiedi con chi protesta ogni giorno. È l’ennesima giornata di mobilitazione nelle scuole cagliaritane, e ieri lo sciopero ha coinvolto anche il Liceo Linguistico Eleonora d’Arborea e l’Istituto Tecnico Giua.
I temi
In via Carboni Boi, Gabriele Elias Solinas, rappresentante di consulta, prova a mettere in fila i problemi che hanno portato alla protesta. «Questo è il nostro secondo giorno di sciopero. Siamo qui per le condizioni dell’edilizia scolastica, per il problema topi, per gli scarafaggi e per le mancanze della rete idrica». I bagni, racconta, «sono sempre chiusi, un water su tre non funziona, e quando li aprono non permettono l’accesso a più di due persone alla volta, mai durante la ricreazione». Inoltre, al piano interrato dove si trova il laboratorio di scienze ci sono «muffa, blatte e altri insetti. Di fatto è abbandonato e inutilizzato». L’acqua corrente è gialla o non c’è proprio, raccontano altri studenti, e le finestre sono invase dagli insetti che provano ad entrare.
Solinas racconta mesi di promesse disattese. «Abbiamo provato tante volte a parlare con la presidenza. Lo scorso anno ci avevano detto che avrebbero risolto ma non è successo nulla. Anzi, la vicepresidenza ci ha detto che eravamo ridicoli».
Anche Nazik Beishenova, studentessa del Liceo, denuncia una condizione «insostenibile». «Nella sede succursale, oltre a mancare l’acqua potabile, mancano gli attrezzi per fare attività motoria. Lo scorso anno sono caduti i canestri, e anche calcinacci. Chiediamo che le nostre rivendicazioni vengano ascoltate, e che si sistemino per quanto possibile le problematiche. Siamo uniti e la succursale non va lasciata fuori».
La tensione
Al Giua la protesta ha rischiato di prendere proporzioni più gravi, ma ha radici altrettanto profonde. A Pirri qualche studente ha lanciato, oltre i rotoli di carta igienica, anche uova e fumogeni all’interno dell’edificio: uno di questi ha bruciato delle sterpaglie che sono state prontamente spente da altri manifestanti. Daniele Incani racconta un problema diventato ormai ricorrente: «Sono qui da cinque anni, e i topi ci sono da sempre, anni fa spuntavano dal water». Oltre ai roditori anche blatte, serrande rotte in alcune aule, e nei bagni delle donne «l’acqua è gialla e non c’è carta igienica. C’è una scarsa igiene generale».
I problemi
A guardare le proteste da una prospettiva più ampia è Giuseppe Aquila, coordinatore regionale dei presidenti dei consigli d’istituto. «I problemi nelle scuole ci sono e sono tanti: se li portano dietro da anni. Si tratta di un patrimonio con un’età media degli edifici di 50 anni. È bastata una situazione atipica, come i topi o gli scarafaggi, per far venire fuori la protesta».
Il coordinare respinge ogni paragone con le mobilitazioni studentesche in Francia: «In queste proteste non c’è nulla di politico, sono dettate da una situazione di malessere. Gli studenti comunque devono essere ascoltati». Il nodo, per Aquila, è la questione finanziamenti: «I lavori devono essere fatti ma i soldi non ci sono. È necessario che il governo centrale concentri più fondi sulle scuole che sulle armi».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
