Kiev. Una strage. L'ennesima. Un raid russo ha colpito un palazzo residenziale a Pryluky - cittadina dell’oblast di Chernihiv, a est di Kiev - provocando almeno 19 morti, tra cui 5 bambini. Ma si scava ancora. Le squadre di soccorso hanno lavorato senza sosta, strappando feriti, corpi delle vittime, e sopravvissuti sotto shock alle macerie. Stando agli ultimi aggiornamenti disponibili, ci sono ancora dei dispersi e dunque il bilancio finale potrebbe essere ancora più alto.
La rabbia
Volodymyr Zelensky è furioso. «È importante», ha dichiarato, «che il mondo non rimanga in silenzio». Poi la stilettata: «L’esercito ha fatto un bel regalo di compleanno a Putin». Lo zar, infatti, è nato il 7 ottobre (del 1952), lo stesso giorno in cui è stata uccisa la giornalista Anna Politkovskaya, esattamente 20 anni fa (e anche allora si tirò in ballo la coincidenza). «I russi», argomenta ancora Zelensky, «sanno benissimo che stanno colpendo città normali e il continuo ricorso ai missili contro la nostra gente, i nostri bambini, è una scelta di terrore assolutamente deliberata, nonostante tutti gli sforzi, insieme ai nostri partner, per avvicinarci alla pace». È il macabro pendolo che scandisce i tempi del conflitto ormai da quasi cinque anni: la Russia martella, l'Ucraina risponde, si raggiunge un equilibrio tattico, Mosca appare in stallo, si aprono spiragli negoziali, si spera, il Cremlino ribadisce la sua linea massimalista, i negoziati crollano e il ciclo riparte. Zelensky allora torna a incalzare i partner. «Ecco perché occorre esercitare maggiore pressione sulla Russia e perché l’Ucraina ha bisogno di ulteriori pacchetti di aiuti alla difesa: è importante che i leader lo capiscano».
Le difficoltà
A complicare il ciclo, questa volta, è da un lato la penuria di missili intercettori, che apre il fianco a bombardamenti devastanti coi missili balistici, prodotti dalla Russia nonostante le sanzioni occidentali; dall’altro le innovazioni, come i droni a reazione Geran, evoluzione degli iraniani Shahed. E se nel caso dei droni gli ucraini sono vicini ad una contromisura, per gli ordigni balistici la toppa non c’è ancora. Per Mosca, come al solito, gli obiettivi sono unicamente militari. «Abbiamo colpito con armi di precisione e droni imprese del settore militare-industriale operanti per conto della società Fire Point, impegnate nella produzione e lo stoccaggio di missili da crociera Flamingo e droni a lungo e medio raggio nelle regioni di Kiev, Chernihiv, Kirovohrad, Dnipropetrovsk, Poltava e Kharkiv», recita una nota del ministero della Difesa.
La visita
A confermare la delicatezza della situazione sul campo c'è un dettaglio. Il Comitato Militare della Nato, presieduto dall'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, si è recato martedì a Kiev in visita ufficiale, su invito del nuovo comandante supremo delle forze armate ucraine Mykhailo Drapatyi. I 32 rappresentanti militari presso il comando alleato hanno portato il loro sostegno «incondizionato» all'Ucraina ma il viaggio si è svolto in totale segreto e la notizia è trapelata solo quando la delegazione era ormai in zona di sicurezza.
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