L’inchiesta

Garlasco, dal Ris silenzio su altri due esami 

Le prime analisi scientifiche e i reperti distrutti al centro delle nuove indagini 

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Milano. Nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi c’è un capitolo che sembra avere un ruolo centrale: quello relativo agli accertamenti tecnici eseguiti dai Ris di Parma nei mesi successivi al delitto. Ieri si è avuta notizia di altri due risultati ottenuti in quei laboratori tra agosto e settembre 2007 e mai considerati nelle relazioni compilate all’epoca dal perito del pm, il capitano Alberto Marino: un esame (l’Obti test) che escludeva la presenza di sangue sui pedali della bici di Alberto Stasi (arrestato proprio in forza del fantomatico repertamento di sostanza ematica) e un altro che rilevava, su quella stessa bici, la presenza di Dna maschile. Per la Procura di Pavia, risultati nascosti al pari degli esiti negativi sulla presenza del Dna della vittima su quegli stessi pedali.

La nuova richiesta

La difesa di Stasi, condannato a 16 anni per il delitto, ha presentato alla Procura una nuova memoria per ottenere i dati grezzi delle analisi, le corse elettroforetiche, le fialette contenenti gli eluiti e altro materiale. Una parte è stata acquisita di recente, dopo ripetuti dinieghi. Altro materiale, invece, è stato distrutto dopo una sentenza passata in giudicato. La richiesta della difesa si intreccia con gli accertamenti che la Procura potrebbe svolgere sul lavoro dei Ris. Negli atti depositati a fine settembre, con la seconda chiusura dell’inchiesta che vede indagato Andrea Sempio, tornano infatti alcune questioni relative alle analisi eseguite nel 2007.

Acquisite anche le motivazioni con cui la Corte d’Assise d’Appello di Milano, nel 2017, respinse una precedente richiesta della difesa di Stasi precisando che nulla impediva di rilasciarne copia.

Testimoni attesi a Pavia

Ora la difesa chiede di verificare come furono gestiti i reperti e con quali criteri alcuni vennero distrutti e altri conservati. Sull’impronta 33, ora attribuita a Sempio, e una strisciata di sangue poco distante potrebbero essere sentiti la pm del 2007, Rosa Muscio, gli ex consulenti Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri e gli altri esperti coinvolti negli accertamenti. Non è esclusa neppure l’iscrizione di qualcuno nel registro degli indagati, a garanzia.

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