Roma. Scaduto lo sconto fiscale di 6,1 centesimi, il gasolio continua a salire e ieri è arrivato a 2,261 euro al litro, mentre la benzina è scesa a 2,040. Sulle strade ordinarie, in modalità self service, il prezzo medio del diesel è spinto soprattutto dalle pompe bianche, a 2,28 euro.
I quattro maggiori gruppi petroliferi che operano in Italia, Eni, Ip, Q8 e Tamoil, hanno aumentato di 6 centesimi il price cap sul gasolio: quello di Eni è passato da 2,19 a 2,25 euro, mentre quello sulla benzina è rimasto invariato a 1,99 euro. Ieri però Eni ha tagliato di 4 centesimi il prezzo del diesel alla pompa, portandolo a 2,21 euro, dopo il brusco calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati.
Il governo non esclude un nuovo intervento con le accise mobili. La premier Giorgia Meloni ha spiegato che a settembre sono stati raccolti circa 170 milioni di euro utilizzabili per ridurre il peso del caro carburanti. L’esecutivo valuta se impiegarli subito o conservarli per quando termineranno le misure di contenimento dei prezzi, in particolare il price cap delle compagnie. «Dipende anche dalla tenuta del cap», ha detto Meloni, spiegando che il governo vuole verificare l’efficacia delle misure adottate dai grandi gruppi. Il precedente sconto fiscale, in vigore da marzo, è costato allo Stato 4,7 miliardi. Eni ha assicurato una «politica commerciale responsabile» per mantenere i prezzi a un livello sostenibile e ha sottolineato che il price cap serve a contenere eventuali picchi.
La pressione sui carburanti è anche europea. I Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia si sono detti pronti a rilasciare altre riserve strategiche di carburante, se necessario, per evitare rialzi eccessivi. La presidenza irlandese dell’Ue ha inoltre rilanciato la proposta di tassare gli extraprofitti delle società energetiche. Il ministro Thomas Byrne ha sottolineato la necessità di attenuare gli effetti dell’aumento dei combustibili e del costo della vita e di intervenire sulle società energetiche. Il tema sarà discusso venerdì all’Ecofin in Lussemburgo.
L’aumento dei costi preoccupa anche le imprese. Assoaeroporti segnala il peso del jet fuel, che incide per il 31% sui costi dei voli: non ci sono problemi di disponibilità del carburante, ma il rincaro potrebbe tradursi in aumenti dei prezzi dei biglietti e cancellazioni. L’allarme arriva anche da Confindustria Ceramiche, che denuncia come il costo dell’energia «metta in ginocchio» il settore. Sul fronte politico, Elly Schlein torna a chiedere la tassazione degli extraprofitti delle società energetiche e il ripristino del meccanismo delle accise mobili.
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