Oslo. Il Nobel per la Pace 2026 va a una giurista internazionale proprio «mentre il diritto internazionale e le sue istituzioni sono sotto attacco». Con il riconoscimento a Navanethem “Navi” Pillay, avvocata sudafricana partita dalla lotta all'apartheid per arrivare ai vertici dei tribunali internazionali (da quello sul genocidio in Ruanda fino alla Corte penale internazionale), il messaggio del Comitato norvegese non poteva essere più chiaro: «Garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e il genocidio vengano perseguiti».
E, sebbene il presidente Jorgen Watne Frydnes abbia tenuto a precisare che la scelta non derivi dalla guerra a Gaza, una delle ultime fatiche nella lunga carriera di Pillay, 85enne, è stata presiedere la Commissione d'inchiesta internazionale indipendente dell'Onu sui Territori palestinesi occupati che, un anno fa, accusò Israele di commettere genocidio nella Striscia.
Le reazioni
La reazione di Benjamin Netanyahu è stata durissima: «Pillay demonizza gli ebrei», ha affermato, accusandola di aver «costruito un falso caso contro Israele» per legittimare l'ex procuratore «corrotto» della Cpi, Kharim Khan, che emise i mandati di arresto per lui e l'ex ministro Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. «Il Comitato ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall'inferno», ha rincarato il ministero degli Esteri.«Una vergogna irreparabile, Pillay odia l'America e Israele», ha indirettamente sostenuto anche Donald Trump, condividendo su Truth un post non suo ma senza riuscire a celare la propria frustrazione per essere stato escluso, ancora una volta, dal premio a cui tanto aspira.
Numerosi invece i sostenitori, dal segretario generale dell'Onu Antonio Guterres alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che l'hanno definita «la paladina dello Stato di diritto contro il diritto della forza», all’Italia e agli altri Paesi Ue.
La conferenza stampa
Pillay, colta dalla notizia nel tribunale di Norimberga, dove si trovava per l’annuale forum sul diritto internazionale e dove ha improvvisato una conferenza stampa nella storica Aula 600 che ospitò i processi ai gerarchi nazisti alla fine della Seconda guerra mondiale. Da quel luogo simbolo, Pillay ha dedicato il suo Nobel per la pace «a tutti i sopravvissuti dei crimini internazionali» e lanciato un «messaggio ai leader e responsabili politici: avete l'obbligo giuridico di proteggere i diritti umani e di astenervi dal fare la guerra».
Poi si è schermita sul «coraggio» che le è stato attribuito per aver denunciato il genocidio di Gaza: «Perché ci vorrebbe coraggio per dire la verità? Si interpreta la legge, si esaminano i fatti, quindi si tratta di un processo decisionale imparziale», ha spiegato, ripresa in video dalla segretaria di Amnesty International, Agnès Callamard, che ha colto anche una battuta con cui si è sciolta l'emozione: «Se applaudite un po’ più forte, forse dividerò il premio con Trump», ha scherzato Pillay, evocando il gesto della leader dell'opposizione venezuelana Maria Corina Machado che consegnò il proprio premio Nobel al tycoon dopo il blitz americano che portò all'arresto di Nicolas Maduro.
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