NAPOLI. Un sistema di rapporti corruttivi tra imprenditori e pubblici ufficiali impegnati nella realizzazione della linea ferroviaria dell'Alta Velocità tra Napoli e Bari, con mazzette nascoste nei panettoni regalati a Natale dagli imprenditori per ottenere commesse o agevolazioni nell'esecuzione e contabilizzazione dei lavori, nonché nei controlli e nei pagamenti. È quanto emerso dall'indagine della Procura di Napoli - pm Henry John Woodcock - che ha ottenuto dal gip l'emissione di venti misure cautelari (10 arresti domiciliari, 7 obblighi di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria e 3 sospensioni dall'esercizio del pubblico servizio) per reati di corruzione, emissione di fatture per operazioni inesistenti.
L'inchiesta ha portato alla luce anche una serie di episodi di caporalato: in alcuni cantieri Tav: in particolare a Grottaminarda (Avellino) sarebbe stata documentata la presenza di lavoratori di origine egiziana sottoposti a condizioni particolarmente gravose, con turni fino a 20 ore. Tra le accuse per gli imprenditori indagati anche quella di aver usato, per una tratta, calcestruzzo di scarsa qualità.
Le presunte irregolarità riscontrate nella realizzazione di una delle principali infrastrutture strategiche del Mezzogiorno - 5,8 miliardi di euro l'impegno di spesa per la linea Napoli-Bari - non sarebbero attribuibili alla stazione appaltante, cioè Rete Ferroviaria Italiana, ma riguardano persone operanti nei subappalti.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
