«Non è stato condannato l'Egitto, sono state condannate tre persone»: le parole di Antonio Tajani sulla sentenza per il caso Regeni accendono lo scontro politico. Il ministro degli Esteri, contestato dalle opposizioni, precisa di essersi limitato a «fotografare la sentenza», che considera «limitata» perché «non ci dice chi sono gli assassini di Regeni». «Vogliamo che si faccia piena luce. Non abbiamo mai mollato e non copriamo nulla», ribadisce il vicepremier, sostenendo che «vale più l'azione diplomatica che il clamore».
Le critiche
Il centrosinistra chiede a Tajani di riferire in Parlamento. Elly Schlein accusa il ministro di non aver compreso la portata della sentenza, che ha condannato tre componenti dell'apparato di sicurezza egiziano per il sequestro e la tortura di Giulio Regeni. Per il M5s quelle di Tajani sono «distinzioni formali» e il capogruppo Luca Pirondini chiede di sapere quali iniziative il governo intenda assumere nei confronti delle autorità egiziane. Nicola Fratoianni, di Avs, invoca le dimissioni del ministro, mentre Riccardo Magi (+Europa) chiede ai presidenti di Camera e Senato di censurare le sue parole. Ignazio La Russa invita invece ad attendere le motivazioni della sentenza, ricordando che nessuno è stato condannato per l'omicidio e che il più alto in grado tra gli imputati è stato assolto.
La linea del Governo
A difendere la linea del governo è Giorgia Meloni, da Praga. «La richiesta di verità e giustizia della famiglia Regeni è anche la nostra», afferma la premier, ricordando che lo Stato è parte civile e che l'esecutivo ha utilizzato «tutti i canali», compresi quelli politici e diplomatici con il Cairo. «Dubito che chiudendo quei canali ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci», osserva.
La linea dell'esecutivo è dunque tenere distinti il percorso giudiziario e quello diplomatico: da una parte perseguire la verità sulla morte di Regeni, dall'altra mantenere aperti i rapporti con l'Egitto, interlocutore decisivo nel Mediterraneo e coinvolto in diversi dossier con l'Italia. Meloni rinvia ogni eventuale iniziativa sull'estradizione al momento in cui la sentenza sarà definitiva: «Tutto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo». Tajani rivendica infine il lavoro diplomatico svolto per far uscire dall'Egitto Patrick Zaky e quello in corso per riportare in Italia Nessy Guerra e sua figlia.
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