CAMPOBASSO. Nuovo colpo di scena nell'inchiesta sul giallo di Pietracatella. Prima con le perquisizioni negli studi di Gianni Di Vita poi con i tre ingressi in questura, a distanza ravvicinata, del marito e padre delle due donne morte avvelenate. Convocato per conferire con gli investigatori e consegnare loro una chiavetta usb e due computer.
Fin dall’alba
Di prima mattina gli agenti della Squadra mobile e dello Sco sono entrati nella sua attuale abitazione in paese e poi in quello che è il suo studio a Pietracatella, in via Risorgimento, in uno stabile proprio di fronte alla casa della famiglia Di Vita: ma che, contrariamente all'abitazione, non è sotto sequestro. È stato dunque lo stesso Di Vita ad aprire la porta agli agenti per la perquisizione. Qui tutto è durato pochi minuti. Alle 9 l'auto della polizia con a bordo lo stesso ex sindaco era già in viaggio verso Campobasso.
La tappa successiva è stata lo studio del commercialista nel capoluogo, che si trova in via D'Amato. In questo ufficio Di Vita lavorava insieme alla moglie Antonella, uccisa dalla ricina insieme con la figlia Sara, e continua a lavorarci ancora oggi. Nello studio del capoluogo le operazioni sono state più lunghe. I poliziotti sono rimasti all'interno un'ora e mezza e quando sono usciti hanno portato con loro anche lo stesso Di Vita. Scuro in volto, scortato dagli agenti, è tornato a bordo dell'auto per essere portato in questura. «Non è indagato», ribadiscono gli investigatori.
Ritorno a sorpresa
Il passaggio negli uffici di via Tiberio è una tappa obbligata perché Di Vita deve firmare il verbale delle operazioni appena terminate. Resta per poco più di un'ora e esce intorno a mezzogiorno, ancora una volta a bordo di un'auto della questura. Poi poco dopo, a sorpresa, ritorna spontaneamente per consegnare un dispositivo elettronico, una memoria esterna per computer. All'uscita i giornalisti lo incalzano, lui si limita a dire «sono serenissimo».
Infine l'ultimo colpo di scena. Di sera, poco dopo le 18, l'ex sindaco torna ancora negli uffici della polizia per pochi minuti. Stavolta porta con sé due computer che vengono consegnati agli investigatori per effettuare delle copie di tutto quanto c'è all'interno. Uscendo, nuovo assalto dei cronisti e anche stavolta dice che non ha nulla da dichiarare. «Arriverà il momento - sono le sue poche parole - in cui avremo qualcosa da dire». Stando a quanto si apprende, le perquisizioni sono scattate dopo che negli ultimi giorni gli investigatori hanno raccolto nuovi elementi ritenuti significativi per la soluzione del caso. Non si è trattato infatti di una delle classiche perquisizioni a 360 gradi ma piuttosto di una azione mirata per prelevare determinato materiale.
Il legale: «Collaborativi»
Alla fine si è saputo che dai due uffici e dell'abitazione sono stati portati via documenti, materiale digitale e una borsa di Antonella Di Ielsi con dentro effetti personali. «La magistratura - afferma l'avvocato di Di Vita, Vittorino Facciolla - ha inteso dare seguito alle attività di ricerca della prova attraverso le perquisizioni di alcuni vani e immobili a disposizione dell'intera famiglia Di Vita e non del solo Gianni. Lo scopo - aggiunge - è quello di accertare attraverso la perquisizione una serie di attività che avrebbero potuto porre in essere Antonella, Sara, Gianni o Alice».
Infine Facciolla ribadisce la «piena collaborazione» con gli investigatori. «Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli - chiosa l’avvocato -, non abbiamo la preoccupazione di dover rincorrere la notizia o giungere a facili conclusioni. Il nostro atteggiamento è sempre quello avuto dal primo momento: essere collaborativi mettendo a disposizione tutto quello che ci viene chiesto. Cosi stiamo facendo e così continueremo a fare».
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