Arte.

Le donne di Liliana Cano: belle, rosse e con il fuoco dentro 

Il catalogo della mostra in corso al Padiglione Tavolara a Sassari 

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Nessun pittore italiano della seconda metà del Novecento è riuscito come Liliana Cano a raccontare con tale bellezza l'uomo e – soprattutto – la donna, i corpi e i gesti, il sacro e il profano delle feste, il mito e la realtà osservata, e con un impatto visivo altrettanto immediato. Per l'uso dei colori accesi come referenti emotivi, primo fra tutti il prediletto rosso. Mentre il sistema dell'arte attribuiva crescente attenzione e prestigio all'astrazione e alle pratiche concettuali, Liliana Cano rimaneva fedele alla pittura figurativa. «Ma è un figurativo moderno di matrice antropologica», specifica Davide Mariani, curatore sia della mostra al Padiglione Tavolara di Sassari sia del catalogo. Titolo identico per entrambi: “Liliana Cano. Il fuoco dentro”. Il riferimento è alle fiamme della passione per la pittura, dell'incontenibile energia creativa che l'ha portata a dipingere quasi sino alla morte, avvenuta nel 2021, a 96 anni.

Il catalogo

Presentato ieri sera a un mese dall'apertura della mostra, il catalogo contribuisce a fornire ulteriori dettagli sulla vita e la carriera dell'artista goriziana trapiantata a Sassari dal 1945 e scomparsa nel 2021.Il volume (SilvanaEditoriale) va oltre la riproposizione del centinaio di opere (comprese foto d'epoca) realizzate in 70 anni che fanno parte della mostra a ingresso gratuito. «La nuova monografia – spiega Mariani – raccoglie i risultati delle iniziative intraprese due anni fa con l'Archivio Liliana Cano e restituisce la vicenda dell’artista nella complessità del suo lavoro. Il saggio colloca la sua opera nel contesto storico in cui si è sviluppata e la rilegge alla luce delle più recenti riflessioni su arte e genere. Il quadro interpretativo comprende anche il rapporto tra centri e periferie e i processi di revisione del canone artistico. La specificità della sua pittura è fondata sull’osservazione delle forme concrete dell’esistenza e sul rapporto tra individuo e comunità. Questa prospettiva permette di riconoscere con maggiore chiarezza la posizione autonoma occupata da Liliana Cano nell’arte del secondo Novecento».

Le donne

Non importa il ruolo, se madri o modelle, se sante o sensuali, le figure femminili dipinte da Liliana Cano trasmettono forza anche quando sono destinate al sacrificio come Ifigenia. Donne di Orgosolo e Oliena, bagnanti, amiche, danzatrici, domatrici. Nel 1985 ha realizzato a Oliena il “Monumento alla donna”, costituito da tre bassorilievi in pietra che celebrano tre momenti fondativi dell'esperienza umana e sociale: la cura, il lavoro e l'unione affettiva. “Ogni donna è una sfumatura diversa dell'esistenza”: scrive il curatore nel catalogo: “Devozione e indomita energia non sono due polarità distinte, ma due declinazioni di una stessa interiorità, che si fa tenacia nelle figure più remissive mentre è rivendicazione pura e sfrontatezza in quelle più libere”.

Apertura estiva

La mostra resterà aperta anche la mattina del 14 e poi nuovamente da martedì 18 sino al 20 settembre (esclusi i lunedì) dalle 10 alle 19,30. Voluta fortemente dal Comune di Sassari, l'esposizione, così come il catalogo, rientra nell’ambito del progetto “Un ponte per la cultura: dialoghi tra tradizione e contemporaneità. L’eredità di Alois Ottiger per Sassari”, nato dal lascito destinato dal fotografo e filantropo svizzero alla città per sostenere le attività culturali.

La mostra ha già superato i 1.500 visitatori ma c'è un dato che non viene registrato: chi osserva un'opera di Liliana Cano per la prima volta ne resta affascinato, proprio per la capacità dell'artista di instaurare un dialogo immediato con l'osservatore non specialista: le persone comuni ritrovano nei suoi quadri qualcosa di familiare, vissuto o raccontato da altri.

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