Iglesias.

Giornata campale con i rubinetti chiusi 

Oggi le nuove analisi per stabilire se l’acqua è tornata finalmente potabile 

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Giornata complessa, quella di ieri, per i cittadini di Iglesias, dopo l’ordinanza firmata giovedì dal sindaco Mauro Usai, che vieta l’utilizzo dell'acqua della rete nel centro urbano per tutti gli usi. Il provvedimento è arrivato dopo le analisi dell'Asl su un campione prelevato il 15 settembre in via Monte Altari, risultato non conforme per la presenza di enterococchi intestinali. L'acqua è stata quindi dichiarata non idonea al consumo umano. Alcuni esercizi non hanno aperto, altri hanno lavorato rinunciando alla caffetteria e ricorrendo all’acqua in bottiglia.

Gli esercenti

«Abbiamo dovuto far fronte all'emergenza utilizzando solo l’acqua in bottiglia, piatti e bicchieri usa e getta. – spiega Francesco Baschieri, titolare di una pizzeria - A ridosso dei bagni, con dei cartelli, abbiamo invitato a non utilizzare l'acqua per lavarsi le mani, mettendo a disposizione salviette e gel disinfettante». Un altro titolare, Mattia Orlandini, ha parlato di un servizio a metà: «Non abbiamo caricato il bollitore, quindi non possiamo somministrare i primi, se non quelli risottati. È stata un’apertura un po' zoppa». Alessandro Chessa ha invece raccontato: «Per la caffetteria abbiamo un serbatoio dove possiamo mettere l'acqua potabile delle bottiglie, perché è un caffè a capsule». Anche Martina Gorgoni, titolare di più locali, ha riferito di aver utilizzato la macchina a cialde «per non usare l’acqua della condotta» e di preparare la pizza con acqua in bottiglia. «Resta soprattutto l’incertezza sulle indicazioni da seguire», ha aggiunto Gorgoni, riferendosi alle comunicazioni ricevute, giudicate poco chiare tra divieti e indicazioni sull'utilizzo dell’acqua. Baschieri ha invece sottolineato i rischi che si trascina la vicenda: «Purtroppo chiudere un ristorante alla fine di una stagione non tanto entusiasmante, in mancanza di indennizzo, non è un'opzione fattibile». Orlandini ha invece sottolineato come sia già «la seconda emergenza in pochi mesi», parlando di «allarmismo e disservizio».

Il Comune

Il sindaco ha spiegato che la differenza rispetto al precedente problema legato ai metalli è nella presenza, questa volta, di batteri fecali, situazione che ha richiesto anche la chiusura delle scuole. Sui tempi della comunicazione ha chiarito che «l’elaborazione delle analisi che riguardano questo tipo di batterio ha bisogno di un tempo di esposizione in laboratorio di due giorni. L’ordinanza è stata adottata subito dopo la notifica dei risultati». Intanto, già nel pomeriggio, gli scaffali dei supermercati si sono svuotati, in una corsa senza precedenti all'accaparramento dell’ultima bottiglia. «Il fuori norma è stato individuato in un solo punto di campionamento, in una zona caratterizzata da scarsissimi consumi e quindi da uno scarso ricambio dell’acqua», ha tranquillizzato infine la società Abbanoa, facendo sapere che «sono stati avviati nuovi campionamenti e sono già arrivati riscontri positivi sul livello di disinfezione negli altri punti della rete. Restano però da rispettare i tempi tecnici previsti dai protocolli prima di poter dichiarare l’acqua a norma».

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