Il caos al Brotzu si ripercuote anche sui pazienti. Ieri un intervento chirurgico per un tumore all’utero è saltato perché non c’erano strumentisti disponibili. Rinviato a data da destinarsi.
Ed è soltanto uno dei gravi effetti collaterali della situazione esplosiva in cui si trova l’ospedale, dove c’è una mobilitazione del personale a tutti i livelli, con i dipendenti contro la Direzione e pronti allo sciopero.
Situazione insostenibile
«La situazione non è più sostenibile», sottolineano i segretari territoriali di Fp Cgil, Cisl Fp e Fials, all’indomani dell’incontro in prefettura per la procedura di conciliazione, «che non ha prodotto gli esiti attesi né risposte sufficienti a superare le criticità che hanno portato all’apertura della vertenza».Spiegano Carlo Marras, Guido Sarritzu e Giampaolo Cugliara, che si registra «l’ennesima chiusura nei confronti delle legittime istanze dei dipendenti riguardo alle questioni economiche, organizzative e contrattuali mai risolte, come la perdita dei differenziali economici di professionalità del 2025, i mancati accordi sul pagamento delle indennità di pronto soccorso del personale sanitario e tecnico e dei Dep 2026, il decadimento totale delle relazioni sindacali, gli insostenibili carichi di lavoro che incidono sullo stato di salute dei lavoratori e mettono a rischio l’assistenza ai pazienti».
Nei reparti
Ieri anche il sindacato degli infermieri Nursing Up ha proclamato lo stato d’agitazione nei tre presìdi dell’Arnas: San Michele, Businco e Microcitemico, e con il segretario regionale Diego Murracino denuncia che «il personale sanitario è allo stremo, le condizioni di lavoro nei reparti sono difficili e garantire l’assistenza con un numero esiguo di personale in turno è rischioso». Inoltre, evidenzia «il mancato rispetto delle norme contrattuali, degli accordi sottoscritti, delle sentenze, degli impegni, la mancata risposta alle numerose segnalazioni sulle criticità dei reparti di degenza».
Il direttore che non c’è
Il referente regionale dell’Usb sanità Gianfranco Angioni ricorda che «è trascorso oltre un mese dalle dimissioni del direttore amministrativo, e quella casella è ancora vuota. Non è un dettaglio burocratico, non basta dire che “il Brotzu funziona”. Chi sta esercitando le funzioni del direttore amministrativo? Con quale atto? Chi ne risponde? E c’è una seconda questione che la Regione non può continuare a ignorare: perché è così difficile trovare qualcuno disposto ad assumere l’incarico?».
L’atto aziendale
Intanto anche i medici del sindacato Cimo sono sul sentiero di guerra. «Le indiscrezioni sulla predisposizione del nuovo atto aziendale dell’Arnas Brotzu e sulla riduzione del numero delle Strutture Complesse, delle Strutture Semplici Dipartimentali e delle Strutture Semplici ci preoccupano», spiegano il presidente regionale Luigi Mascia e il segretario aziendale Emanuele Cabras. «Da tempo sembra prevalere, nella Direzione generale dell’assessorato regionale alla Sanità, un’impostazione fortemente ingegneristico-contabile della programmazione. La sanità non si governa con una calcolatrice, e il Brotzu non può essere organizzato come un foglio Excel. Non si comprende come da una parte la Regione continui a concentrare sul Brotzu attività, investimenti e nuove funzioni, rafforzandone il ruolo di riferimento regionale, e dall’altra si ipotizzi una compressione delle articolazioni organizzative. Non si può costruire un Brotzu sempre più grande nelle funzioni e contemporaneamente più piccolo nell’organizzazione, riducendo le possibilità di carriera per i medici e rendendo quindi l’ospedale meno attrattivo. In assenza di un confronto reale prima della presentazione dell’Atto aziendale, Cimo-Fesmed è pronta ad aprire formalmente lo stato di agitazione della dirigenza medica e sanitaria e, qualora non arrivassero risposte adeguate, allo sciopero». (cr. co.)
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