Il rosa comincia a lasciare Molentargius, i primi giovani di fenicottero hanno già spiccato il volo e nelle prossime settimane la grande colonia si disperderà nel Mediterraneo, senza mai abbandonare del tutto le calme acque del Bellarosa Maggiore. Ma prima dell’esodo è tempo di bilanci per la nidificazione: su 6.562 coppie formatesi, ben 3.710 pulcini sono arri vati alla soglia dell’involo, con un successo riproduttivo pari al 57 per cento. È il dato migliore degli ultimi dieci anni, nonostante una stagione iniziata con qualche difficoltà.
Il dato
Un evento, quello di quest’anno, che ha del paradossale: nel 2026 le coppie formate sono state meno delle 7.730 dello scorso anno, ma il risultato riproduttivo registrato – ovvero la quota di giovani arrivati alla fase prossima all’involo – è stato decisamente migliore. Nel 2025 i giovani arrivati alla soglia dell’involo erano stati pari solo al 47 per cento, mentre nel 2019 il successo riproduttivo si era fermato al 7 per cento, il dato peggiore della serie. Sono i numeri forniti dal Parco naturale regionale Molentargius-Saline, che raccontano soprattutto quanto sia delicata la prima fase di vita dei pulcini, quando sono maggiormente esposti alla predazione dei gabbiani reali. E molto dipende anche dal luogo scelta dalla colonia per l’insediamento: la conformazione degli argini può infatti rendere i nidi più o meno vulnerabili.
La nidificazione
«Gli argini del Bellarosa Maggiore – sottolinea Luisanna Massa, responsabile del settore Ambiente del Parco – sono siti esclusivi per la nidificazione dei fenicotteri di Molentargius». Ma quelle stesse superfici hanno un valore che va oltre i fenicotteri: vengono utilizzate anche da altre specie, tra cui sterne, gabbiani rosei e avocette, e contribuiscono a «creare differenti gradienti di salinità, favorendo una maggiore varietà della microfauna e della microflora acquatica».
La stagione, però, era cominciata in ritardo rispetto alle annate precedenti. I primi movimenti dei fenicotteri erano stati osservati già il 19 marzo sul nuovo argine del Bellarosa Maggiore, realizzato nell’ambito del progetto Life Mc Salt. Nella seconda settimana di aprile alcuni tentativi di nidificazione erano falliti. Poi, a metà aprile, la colonia aveva cominciato a insediarsi alla base dei piloni e, pochi giorni più tardi, sull’argine di Quartu. A condizionare i tempi della nidificazione sono stati soprattutto i livelli dell’acqua. Le piogge abbondanti dei primi mesi dell’anno avevano mantenuto la laguna insolitamente alta, riducendo gli spazi disponibili sugli argini.
«Impossibile fare previsioni per il prossimo anno – anticipa ancora Massa – ma è assolutamente indispensabile intervenire sugli argini come nel 2015». La superficie disponibile si è notevolmente ridotta a causa del moto ondoso e dello stesso calpestio degli animali. Per questo, aggiunge, il Parco sta reperendo i fondi per intervenire con un nuovo progetto di restauro. «Faremo il possibile – conclude Massa – affinché i fenicotteri, e tutte le altre specie che qui transitano, trovino l’ambiente migliore per la nidificazione».
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