Il "tavolo” è stato aperto un anno fa, ma per il momento non c’è niente di concreto sul futuro dei beni pubblici inutilizzati del capoluogo. Un patrimonio che lentamente va in rovina per l’incuria e l’incapacità della classe politica di dare un futuro a una miniera d’oro. Al momento, ne abbiamo dato notizia nel giornale di ieri, l’unico bene dello Stato, passato alla Regione e con un futuro è l’ex casa del comandante dell’Aeronautica, in via Cagna, ceduta in permuta a una società in cambio di uffici da destinare all’Arpas e a un assessorato regionale.
Piano incompiute
Il “Piano Città di Cagliari” firmato a febbraio dell’anno scorso ha l’obiettivo di tracciare la strada per l’accordo di collaborazione destinato a razionalizzare, valorizzare, riqualificare e rigenerare il patrimonio immobiliare pubblico cittadino. Il patto che coinvolge Regione, Agenzia del Demanio, Università di Cagliari, Autorità del sistema portuale del Mare di Sardegna, Città metropolitana e Comune, ha uno scopo preciso: tagliare i costi degli affitti, risparmiando notevoli somme. Però ancora niente di tangibile si intravede all’orizzonte. Primo su tutti il trasloco dei Carabinieri da via Nuoro all’ex caserma Livio Duce, che ha subito opere di riqualificazione per 8,5 milioni di euro. Era stata anche decisa del trasferimento negli edifici di San Bartolomeo: il 5 giugno, Festa dell’arma. Il costo dell’affitto della palazzina del Comando provinciale dell’Arma di via Nuoro è di circa 632.000 euro all’anno.
Ex beni militari
Nessuna prospettiva, al momento, su alcuni ex beni militari transitati, grazie all’articolo 14 del nostro Statuto speciale alla Regione. Scandalosa la vicenda dell’ex caserma dell’Aeronautica militare di Monte Urpinu transitata nel Demanio regionale nel 2007. Da allora solo progetti fumosi mai realizzati. Di contro, da 19 anni vengono pagati centinaia di migliaia di euro pubblici per il servizio di vigilanza attivo giorno e notte. Forse peggio, la vicenda di una altro ex bene militare: le vecchie palazzine Telecom di via Bainsizza, a Tuvixeddu, valutati dall’Agenzia del Demanio 3,747 milioni di euro. L’edificio, durante la Guerra, era di proprietà della Marina Militare che l’aveva ceduto alla Sip, successivamente Telecom. Grazie allo Statuto e a mille battaglie giudiziarie le palazzine sono state cedute alla Regione che non ha saputo sfruttare il “regalo”. Dopo poco tempo, i 14 appartamenti che sorgono in una delle zone più esclusive della città, sono stati occupati da abusivi secondo la legge non scritta per la quale vince sempre il più forte e il più arrogante. Per non parlare degli ex alloggi ufficiali di Calamosca, in un angolo di paradiso. Finestre e porte murate con blocchetti e cemento nonostante debba diventare – non si sa quando - la sede della Conservatoria delle coste. L’elenco è molto più lungo, non finisce qui.
Il vertice
«Le riunioni istituzionali sul Piano Città proseguiranno questo mese, con l’obiettivo di garantire riqualificazioni efficaci e fruizioni pubbliche dei beni disponibili», aferma il sindaco Massimo Zedda.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
