L’emergenza dermatite bovina è superata, ora finalmente si può ripartire. Il via libera di giovedì da parte del ministero della Salute mette fine all’incubo contagi, che per gran parte del 2025 ha causato enormi difficoltà agli allevatori: adesso si può guardare con ottimismo al nuovo anno e riprendere con la movimentazione.
Le restrizioni sono cadute dopo un lungo periodo di attesa, con il conto alla rovescia iniziato il 21 novembre quando era stata l’Unione europea a dire che i bovini sardi potevano nuovamente lasciare l’Isola. Serviva anche l’ok ministeriale, fornito avantieri dal direttore generale del dipartimento di Salute animale, Giovanni Filippini, che ha fatto festeggiare un intero settore.
I movimenti verso il resto d’Italia dei bovini vaccinati o ancora in periodo di immunità, a esclusione delle zone ancora in restrizione, sono possibili con un esame clinico favorevole, un trattamento contro i vettori e un test Pcr negativo. Dove invece c’erano dei focolai di recente (fra Natale e Capodanno si sono chiusi i due rimasti) bisognerà attendere il 45° giorno dall’estinzione dell’ultimo caso.
La ripresa
Adesso è il momento di guardare alla nuova stagione, senza più rischio abbattimenti. «Per molte comunità questi mesi sono stati molto difficili da superare: la fine dell’epidemia è una grande soddisfazione, un risultato di spessore da ascrivere alla società sarda», esulta Francesco Agus, assessore all’Agricoltura. «Ora bisogna garantire i giusti indennizzi agli allevatori colpiti dal problema, in tempi brevissimi».
L’intervento sarà tramite tre bandi: «In questi giorni sono in corso gli incontri con l’agenzia Laore», spiega Agus. «Un indennizzo sarà per chi ha subito gli abbattimenti. Il secondo, da qui a fine gennaio, riguarda i capi morti per patologia, ossia i bovini morti dopo aver contratto il virus. Dal punto di vista finanziario il più voluminoso è il terzo: 25 milioni di indennizzi per la mancata movimentazione del bestiame, viste le pesanti perdite dovute alle restrizioni».
I dati
L’incubo dermatite bovina (lumpy skin disease) era cominciato a metà giugno, con il primo contagio in un allevamento del Nuorese. In tutto sono state colpite 79 aziende, la stragrande maggioranza proprio nella provincia di Nuoro.
I dati del Benv (Bollettino epidemiologico nazionale veterinario, dell’Izs) evidenziano come sono stati infettati 511 bovini, 177 sono morti e 3.257 sono stati abbattuti. Adesso, il numero dei focolai attivi è zero.
«Per la Sardegna finalmente si chiude una stagione durissima, superata grazie all’impegno di tutti gli attori coinvolti in questa lotta», la soddisfazione della presidente della Regione, Alessandra Todde.
Il vaccino
Un impulso per superare l’emergenza l’ha dato la massiccia campagna vaccinale, resa obbligatoria dalla minaccia di mancati indennizzi per gli allevatori che rifiutavano: a luglio sono arrivate 300mila dosi dal Sudafrica. La vaccinazione ha riguardato il 97% degli stabilimenti e il 96% dei capi.
«Con l’alta percentuale di vaccinazione siamo riusciti a superare l’epidemia, è stata fondamentale: una battaglia vinta dal punto di vista culturale, ancor prima che economico», ricorda Agus. Ora il passo successivo: «Dare uno slancio ai bandi del Csr, in particolare quelli sugli investimenti. C’è il rischio che l’Ue diminuisca i fondi destinati all’agricoltura: dobbiamo dotarci di un sistema per affrontare le emergenze prima che diventino problemi grossi».
Il rilancio
«Accogliamo il via libera con grande speranza e slancio», afferma Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna. «Chiudere un’emergenza sanitaria del genere in sei mesi era insperato per tutti, avevamo paura potesse diventare come una seconda peste suina. Aver potuto contare sui vaccini e su un protocollo sanitario rigido, rispettato in maniera responsabile dagli allevatori, ha dato un grande risultato. Ora i 30 milioni per gli indennizzi».
L’augurio del comparto è potersi riprendere a 360°. «È possibile uno sviluppo del settore, dato che la Francia è bloccata perché lì l’epidemia è sfuggita di mano. C’è grande domanda di carne in Italia e il prezzo degli animali è cresciuto: possiamo non solo riprenderci il mercato, ma anche conquistarne di nuovi e incrementare i capi», conclude Saba.
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