Tribunale.

Delitto di via Ghibli, scontro tra esperti 

Demontis, consulente del pm, non concorda con i periti: «Non è soffocamento, ma avvelenamento» 

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«Sulla base di dati oggettivi, l’avvelenamento è la causa più probabile della morte di Luigi Gulisano». Il medico legale Roberto Demontis, consulente della Procura, non ha concordato con i periti Rita Celli e Claudio Medana sull’ipotesi che i coniugi Marisa Dessì e Luigi Gulisano, 82 e 79 anni, trovati senza vita il 5 dicembre 2024 in via Ghibli, siano stati soffocati, la prima con una sciarpa, il secondo con un cuscino. È stato convocato nell’aula della Corte d’assise ieri mattina, dalla difesa di Claudio Gulisano, 45 anni, il figlio minore della coppia accusato di duplice omicidio e di aver prelevato 20mla euro dal conto dei genitori. E senza battere ciglio, il medico legale che era stato nominato per l’autopsia dalla pm Rossana Allieri ha chiarito il perché si è discostato dalle conclusioni dell’incidente probatorio.

Nessun segno

«A livello esterno non c’erano segni di strangolamento», ha chiarito, riferendosi all’esame autoptico sul corpo di Marisa Dessì, «C’era una soffusione (un piccolo versamento, ndr) ematica a livello delle strutture anteriori del collo, ma che necessitava di chiarimenti. Poteva non essere di natura emorragica, ma essere legata anche ai fenomeni putrefattivi, già presenti». L’ipotesi di Demontis, ovvero che i due coniugi fossero stati avvelenati, non era stata sposata dai periti del giudice per le indagini preliminari che, invece, avevano ritenuto si fosse trattato di un soffocamento per Luigi Guliano e di uno strangolamento per la moglie. Ancora più netta è stata poco dopo l’anatomopatologa Giorgia Locci che, assieme a Demontis, ha lavorato sui reperti prelevati dai corpi: rispondendo alle domande del difensore, Luigi Sanna, ha escluso categoricamente che su Gulisano ci fossero segni di soffocamento.

La consulenza

Sempre la difesa, poi, nel corso dell’udienza ha depositato una propria consulenza tecnica che ipotizza la morte naturale di entrambi i coniugi, alla luce del materiale sanitario recuperato in via Ghibli in un sopralluogo avvenuto un anno dopo il rinvenimento dei due corpi. L’avvocato Sanna, a quel punto, ha chiesto alla Corte che venisse chiamato in aula il proprio consulente per chiarire la ragione di quella tesi, ma – dopo una breve camera di consiglio – il presidente Giovanni Massidda (affiancato dal giudice Roberto Cau e dalla giuria popolare – ha negato l’istanza, concordando con la pm Rossana Allieri che il momento del confronto e del contraddittorio tra esperti era quello dell’incidente probatorio. La Corte, però, non ha escluso che, se dovesse servire, chiederà un confronto tra periti e consulenti. Chiuso il dibattimento, a fine mese ci sarà la requisitoria del pubblico ministero.

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