Il dibattito

«Conflitti in crescita e squilibri investono anche la Sardegna»  

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«Conflitti in crescita esponenziale», «schizofrenie internazionali» e un ordine mondiale «a pezzi». È il quadro tracciato ieri a Cagliari al Festival della Sicurezza, dove il generale Luciano Carta ha parlato di circa 60 conflitti in corso nel mondo e di una «bolla» di pace durata 80 anni ormai scoppiata. Uno scenario in cui diventa sempre più difficile leggere gli equilibri futuri, tra il ruolo degli Stati Uniti, l’ascesa di nuove potenze, la guerra in Ucraina, le crisi in Medio Oriente e la crescente competizione tecnologica.

Le trasformazioni

Quali saranno, dunque, i rischi per l’Italia e quale ruolo avrà la Sardegna? È una delle domande emerse dalla seconda edizione del Festival, organizzato dalla Fondazione Vittorio Occorsio, nel cinquantesimo anniversario dall’uccisione del magistrato, con la media partnership del Gruppo L’Unione Sarda.

Due giornate dedicate alla sicurezza internazionale, con esponenti delle istituzioni, dell’intelligence, della politica, della magistratura e del mondo accademico. Tra gli ospiti Lorenzo Guerini, presidente del Copasir ed ex ministro della Difesa, e Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia.

Il punto di partenza è la trasformazione dell’ordine internazionale. «Il mondo si sta spostando verso un sistema multicentrico», ha detto Carta spiegando che le grandi multinazionali hanno Pil alti come quelli di uno stato. «Chi comanda? Gli stati o chi presiede queste società?». A pesare sul vecchio equilibrio internazionale, secondo il generale, sono anche «la crisi di credibilità degli Stati Uniti» e «il ruolo dirompente di Russia e Cina».

Un cambiamento che investe direttamente anche l’Italia e l’isola. «La Sardegna è al centro del Mediterraneo, un crocevia di rotte che viene colpito da situazioni sensibili come l’immigrazione irregolare». Carta ha ricordato che la migrazione di massa è stata utilizzata anche come strumento di pressione verso gli stati: «probabilmente non direttamente in Sardegna, ma basta pensare a ciò che è capitato a Ceuta e Melilla dove, è evidente, una campagna di disinformazione ha mobilitato un enorme flusso migratorio».

Le grandi crisi

Per Guerini l’Italia deve prepararsi a un quadro nel quale «molti fianchi sono impegnati»: dalla guerra tra Russia e Ucraina alle crisi mediorientali. E il rapporto con Washington è destinato a cambiare: «Il disimpegno in Europa è un tema che precede Trump», mentre l’attuale presidente americano «elabora un nuovo approccio con il mondo», si interessa delle relazioni storiche «solo fino a un certo punto». La situazione in Medio Oriente è un esempio, «la guerra contro l’Iran è senza senso, sviluppata senza condotta e pensata senza strategia. L'unico risultato è aver dato potere all'Iran per il controllo dello stretto di Hormuz».

Di grande importanza anche il binomio informazione/disinformazione, che diventa chiave per la sicurezza. «La disinformazione esiste e dobbiamo rendere la gente consapevole che agisce soprattutto attraverso gli strumenti digitali e le grandi piattaforme social». In una fase come questa, di tensioni molto acute, è importante non usare il linguaggio dell’escalation: «bisogna raccontare gli avvenimenti senza sottovalutare nulla ma con misura».

Le ricadute

Ma la sicurezza internazionale ha ricadute anche molto più vicine. E nella sovrapposizione tra minacce interne ed esterne entra in gioco la criminalità organizzata. «Il confine tra sicurezza interna ed esterna non esiste più», ha detto il presidente della Commissione parlamentare antimafia. «Le mafie sono diventate attori strategici con ruolo transnazionale». Il terreno sul quale la politica internazionale e la malavita si incontrano più chiaramente sono i porti. «Oggi sono il luogo in cui geopolitica e criminalità organizzata si danno appuntamento». E ancora: «Chi controlla una banchina controlla un pezzo di criminalità».

Il pericolo esiste per la penisola e per la Sardegna: «Il rischio anche per l’Isola è quello di diventare un hub del narcotraffico. Per questo dobbiamo mantenere alta l’attenzione. Non esistono luoghi in cui la criminalità non possa allungare i suoi rami».

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