Quindici anni di cancelli chiusi, promesse, rinvii e polemiche. L’Anfiteatro romano continua a essere il simbolo delle occasioni perdute e, ancora una volta, diventa terreno di scontro politico. Le parole pronunciate da Fiorella Mannoia («Spero che venga riaperto») hanno avuto l’effetto di una scintilla: e il confronto sul futuro del monumento è tornato a infiammare il dibattito a palazzo Bacaredda. I consiglieri di centrodestra non usano mezzi termini e parlano di «tradimento di questa amministrazione», tuona Alessandra Zedda che rivendica come il dossier Anfiteatro fosse «al centro del mio programma elettorale due anni fa. «La riapertura sarebbe dovuta essere la priorità, invece è ancora chiuso», aggiunge. «Per noi del gruppo Pd, per il sindaco e tutta la maggioranza è invece una priorità», risponde Marta Mereu, presidente della commissione Cultura. «Restano ancora da da superare alcuni ostacoli», il collegamento con l’Orto Botanico attraverso l’abbattimento del muro, «ma ci mettiamo l’anima perché non vogliamo più che l’Anfiteatro resti chiuso», aggiunge.
L’accusa
Per i consiglieri delle opposizioni è incomprensibile che, dopo quindici anni, il monumento più importante di Cagliari (e della Sardegna) non sia stato ancora restituito nemmeno alle visite in maniera organica. «Sull’Anfiteatro assistiamo allo stesso copione che i cagliaritani conoscono fin troppo bene: annunci, promesse di imminenti riaperture, poi passa il tempo e resta chiuso», dice Giuseppe Farris, CiviCa 2024. «È chiuso da quindici anni, per decisione di un giovane sindaco, Massimo Zedda. Anche ammesso che il progetto venga finalmente avviato, si parla di una apertura fortemente ridimensionata rispetto ai fasti del passato. L’Anfiteatro non può diventare il simbolo delle occasioni perdute». «È assurdo», gli fa eco Roberto Mura, Alleanza Sardegna, «che Massimo Zedda, dopo averlo chiuso liquidandolo come una “legnaia”, abbia di fatto privato Cagliari non soltanto di un bene archeologico straordinario, ma anche di uno degli spazi più prestigiosi d’Europa per ospitare concerti ed eventi culturali internazionali. L’Anfiteatro non può continuare a essere il monumento delle occasioni perdute, ora è urgente definire tempi certi, risorse e un progetto concreto che consenta di tutelare il sito e restituirlo pienamente alla vita culturale della città», aggiunge. «È il marchio di fabbrica di questa amministrazione», dice Pierluigi Mannino, FdI: «Anfiteatro chiuso, Bastione di Saint Remy deturpato dal plexiglass da luna park, così come i balconi e la scalinata di Palazzo Bacaredda, il municipio più bello d'Italia. Il fallimento è totale», aggiunge.
La difesa
La maggioranza respinge le accuse e ribadisce che la riapertura dell’Anfiteatro è una priorità. «Il progetto c’è ed è concreto: pulizia e messa in sicurezza del sito, passerelle per le visite ravvicinate, un restauro da 4 milioni di euro che restituirà un palco per un migliaio di spettatori. L'assessora Chiappe ha fissato l'obiettivo del 2029 per il completamento, tenendo conto della complessità archeologica e idrogeologica di un monumento vincolato dal 1913. Come Progressisti», dice Alessio Alias, «continueremo a vigilare sull'avanzamento dei lavori, chiedendo in Consiglio aggiornamenti periodici e, dove possibile, un'accelerazione dei tempi». «L'Anfiteatro romano è una ferita aperta per la nostra città. E non certo perché ci manca uno spazio per i grandi concerti, ma perché un utilizzo sconsiderato nei primi anni duemila lo ha pesantemente danneggiato», sottolinea Francesca Mulas, Avs. «La chiusura non è stata certo un capriccio di Massimo Zedda, ma un atto necessario per smontare la pesante impalcatura di legno e ferro che anni prima era stata sistemata sul monumento per ampliare il numero di spettatori. Doveva essere temporanea, è rimasta lì 12 anni, mentre le infiltrazioni d'acqua e l'umidità creavano danni alla struttura. Questi ultimi anni sono serviti per restaurare il monumento e studiare un progetto per la sua fruizione e valorizzazione: presto l'anfiteatro avrà una nuova vita, sia come monumento da far conoscere sia come spazio per eventi e concerti».
ll percorso si è rivelato molto più complesso di quanto si pensasse. «Sarebbe ipocrita non definire l’Anfiteatro un grande vulnus a cui dobbiamo porre rimedio», ammette Laura Stochino, Sinistra Futura. «La strada tracciata con l’ultima variazione, grazie al sostegno della Regione, rende possibile il raggiungimento di questo obiettivo. Restituire questo monumento alla cittadinanza é necessario per il valore storico e artistico che rappresenta». «Ci mettiamo l’anima», ribadisce Marta Mereu (Pd). «Mi assumo l’impegno, come presidente di commissione, per mantenere l’Anfiteatro in cima alle priorità».
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